#FENICE: il dipinto sorto dalle ceneri del cambiamento

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La fenice è un uccello mitologico capace di risorgere dalle proprie ceneri in un vortice continuo di fine e inizio, di conclusione e rigenerazione, di distruzione e rinascita. Simbolo di evoluzione, di sapienza acquisita, di conquista della propria personalità e di personificazione della forza vitale, la sua figura ci ricorda il cammino che occorre intraprendere durante profonde fasi di cambiamento.

Quante volte ci è accaduto di (dover) attraversare momenti di rottura, in cui la realtà conosciuta è andata in frantumi permettendo alla propria natura profonda di affiorare e dare luce a un nuovo fino a quel momento impensato, sopito?

La call to action #FENICE desidera raccogliere testimonianze legate a ricostruzioni nate dai detriti rimasti al suolo a seguito di crash improvvisi, che siano stati cercati, provocati o costretti a subire. Come sempre dall’ascolto di quanto ricevuto creerò un dipinto che in questo caso non sarà solo simbolo di presenza e condivisione, ma sorgerà fisicamente da episodi di cambiamenti improvvisi, proprio come l’uccello splendente è solito a fare.

Il lavoro terminato verrà presentato a un concorso artistico, e si potrà in seguito osservare ascoltando le voci generatrici. 

Per partecipare è sufficiente registrare un messaggio vocale il quale può essere inviato:

Sui miei canali social condividerò quanto ricevuto affinché altre esperienze possano liberamente manifestarsi; a scelta dell’autore del racconto se pubblicarle in forma anonima o firmata, mentre nel file audio accompagnatorio al dipinto saranno tutte senza nome.

Ringrazio già sin d’ora quanti vorranno aiutarmi a dar vita a #FENICE, il dipinto sorto dalle ceneri del cambiamento, sia come partecipazione che divulgazione del messaggio.

Per qualsiasi ulteriore informazione non esitate a contattarmi.

Informazioni pratiche: per cortesia registrate il messaggio in un luogo silenzioso, senza sottofondi musicali e, se siete in automobile, con i finestrini chiusi e con il dispositivo mani libere sia vicino alla bocca. Potete registrare direttamente il messaggio nell’applicazione Whatsapp cliccando sull’icona a forma di microfono oppure salvarlo su un’altra applicazione e inviarlo in seguito come allegato. Non lasciate il messaggio registrato sulla mia segreteria telefonica in quanto la qualità audio è talmente pessima che purtroppo non mi permetterà di utilizzarlo. 



#UNIVERSUS - Voci, testi e immagini abbinate alla Clip 2

Ascolta una parte delle voci che hanno dato vita a #UNIVERSUS, la people-maps nata dall’ascolto dei luoghi del cuore raccontati dalla gente. Ogni voce ha generato un tratto/composizione/colore nel dipinto, divenendo spazio fisico, luogo da incontrare, conoscere, esplorare e da cui lasciarsi, di conseguenza, scoprire.

Questa è la seconda di 4 clip in totale che vi presenterò man mano accompagnata dalla trascrizione integrale, a cui ho abbinato immagini della mia regione (l’Engadina) scelte ascoltando quanto ricevuto, a dimostrazione che la condivisione non solo è in grado di avvicinare ma anche di ampliare, conquistare e dilagare arricchendo il territorio dell’esperienza altrui.

Buon ascolto:

TRASCRIZIONI

È di ogni autore la scelta di apparire in forma anonima o firmata.

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Paola Rezzonico: “Tracce, passi come piccole V lungo il sentiero.
Bianco il silenzio, spazio a 22 tornanti. 
Lassù la salita, un paese.
Piccole e grandi le case, si ammucchiano strette al freddo.
Il vento scivola nella piccola Via Barca.
Un campanello, due nomi; finisco con la “O”.
La porta si apre; davanti la scala, dove passi infiniti accolgono”.

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Riccardo Lurati: “Il luogo a me più caro si trova in Normandia. È un piccolo paese dal nome Gonfreville, in cui sono nate mia mamma e mia nonna, e anche se adesso non ci sono più parte delle mie emozioni, sensazioni e del mio cuore è rimasta là. Mia nonna è arrivata in Svizzera per amore, ma per una serie di vicissitudini e disgrazie ha dovuto vivere in manicomio per l’intera vita. 

Dopo tanti anni ho voluto ripercorrere questo viaggio della memoria, e riuscire a vedere quei luoghi meravigliosi e quel mare incantevole mi ha trasmesso una pace assoluta. L’ho voluto fare da solo perché ho voluto riportare un pezzo della sua vita  laddove non ha potuto più tornare; il tutto era successo durante la 2a guerra mondiale, quindi anche le frontiere erano chiuse, perdendo completamente i contatti con i suoi famigliari”.

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Monica Bonaventura: “A volte i ricordi fiondano all’improvviso, e come un mosaico riordiniamo ciò che abbiamo vissuto: le emozioni, i profumi, i colori, le sensazioni. Ricordo quando da bambina i miei genitori erano soliti portarmi di domenica, nelle prime giornate di primavera, a visitare il parco di un’immensa villa veneta: Villa Pisani, ora diventata museo nazionale, e lì ci si portava una coperta per potersi sdraiare nel grande parco che circondava un’estesa vasca, con all’interno dei vari tipi di pesce. 

Ricordo con serenità la spensieratezza di quei giorni con mamma e papà, il calore del sole che mi scaldava, stesa con il naso all’insù a guardare le nuvole che spesso il vento faceva muovere sinuosamente nel cielo, di un azzurro tenue, ma limpido.

Ricordo ancora il profumo di quell’erba tagliata, dei fiori di campo, in particolare le margherite, che immancabilmente raccoglievo per strappare petalo per petalo al suono di “m’ama non m’ama”.

Mi piaceva addentrarmi nel labirinto che costeggiava le alte mure della Villa per raggiungere nel centro la scala, da dove potevo ammirare la campagna vicina e il fiume che passava. Fra corse e risate il tempo scorreva veloce, ma era così bello aspettare il tramonto e poi tornare a casa stanchi ma inebriati di quel tempo passato. 

Ripenso a quei giorni, a quando ero piccola. Tutto sembra così lontano, ma è talmente vivo il ricordo che sento ancora le voci e il profumo di quell’erba”.

Anonimo: “Il mio luogo è il lago, il mio lago. Lo vado a trovare tutti giorni, estate e inverno, e in primavera, e anche in autunno. Mi aspetta; è sempre diverso, sempre con la stessa forza. 

Ho sognato che quel lago era mio; lo avevo ricevuto in eredità e avevo investito tutti i miei soldi per liberarlo dalle cose brutte che gli uomini gli avevano costruito intorno. Era mio, faceva parte di me e ne ero geloso. Concedevo solo a pochi intimi amici di venirlo a trovare assieme a me; lui ogni giorno mi aspetta”.

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Angela Elia: “Questa è la mia spiaggia. A pochi chilometri dalla mia città, eppure quasi sempre deserta. Probabilmente perché non è alla moda, non è facile da raggiungere o forse anche solo perché troppo spoglia. Senza stabilimenti, bar, musica, gente. Qui rinasco, ascolto la voce del Mare e del bosco (alle spalle della piaggia c’è una macchia mediterranea). Inseguo in acqua branchi di piccoli pesci divertendomi come una bambina. Respiro veramente la mia terra (il Salento) che io trovo bella solo quando è spoglia di tutto il resto.

Anonimo: “Una volta di più sono qui allo Stallazzo. Si chiama così perché anticamente era una stazione di Posta. Praticamente i cavalli che trainavano i barconi lungo il fiume dell’Adda qui trovavano rifugio, e c’era anche un ostello con cucina e camere per riposare. Esistono ancora le stalle ma senza i tetti, e nel corpo principale si trova questo Stallazzo. È gestito da una cooperativa sociale e vengo qui spesso a mangiare; mi ritrovo tra amici, è gestito da persone della mia età e piano piano, col tempo, abbiamo fatto amicizia. L’ambiente è molto familiare. Si mangia molto bene e in definitiva sono fuori, in mezzo alla natura, lontano da tutto e tutti ma vicino a queste persone che mi fanno stare bene".

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Clarissa Semini: “Son qui, avvolta dalle montagne della Mesolcina e mentre sospiro e le guardo penso che sia proprio questo il mio universo. Questa valle, queste montagne che mi hanno portata qui, che mi hanno fatto scegliere di lasciare il Ticino e venire ad abitare qui sapendo che era qui il luogo in cui creare il mio spazio lavorativo, dove poter accogliere altre persone.

E poi chiudo gli occhi, baciata dal sole che mi riscalda il cuore e improvvisamente appare davanti a me un lago. Cerco di capire che lago sia e rimango molto sorpresa dell’accorgermi di essere seduta di fronte al lago Titicaca, quasi 20 anni fa, e quindi mi lascio trasportare da questa sorpresa, da questa onda che mi porta in questo luogo lontano, e osservo come questo lago sia ancora profondamente dentro di me nonostante sia passato tanto temp e nonostante quel viaggio non mi sia piaciuto per niente.

A distanza di quai 20 anni mi rendo conto o più che altro emerge come tutto il significato di quel viaggio sia stato l’incontro con quel lago e con le sue due isole: L’isla del Sol e l’isla de la Luna. Nasce dentro di me questo mistero che mi ha portata a camminare, ad appoggiare i piedi prima nell’acqua del lago Titicaca, attraversarlo, navigarci sopra e camminare sulla terra dell’isla del Sol guardando poco più in là l’isla de la Luna, e come tutto questo magicamente in qualche modo si sia intrecciato dentro di me e abbia messo un sigillo su quelli che sarebbero stati i miei passi a venire, allora assolutamente sconosciuti.

Mi sto rendendo conto di quello che sto dicendo solo adesso, mentre ne parlo, di come si sia intrecciato già allora una sorta di codice che mi avrebbe accompagnato. Questa unione fra il sole e la luna, fra il maschile e il femminile dentro di me, cullata dalle acque di un lago meraviglioso che per me rappresenta la madre. In questo momento mi commuove perché sta prendendo un senso, questa visione anni dopo, ed è proprio il momento in cui probabilmente anche dentro di me questa cosa si sta talmente espandendo che sta diventando più chiara nella mia visione. 

Riapro gli occhi e mi ritrovo di nuovo tra le valli, le montagne e gli abeti della Mesolcina e mi viene da sorridere accorgendomi come il mio universo sia io stessa, sia il mio corpo, sia il mio saper proseguire come anima incarnata tra le meraviglie di questa terra. Concludo con una frase, un’intuizione giunta 2 o 3 anni fa mentre stavo facendo un’esperienza in un seminario nel quale stavo lavorando proprio sulla mia nostalgia di casa, sulla difficoltà di trovare casa, di sentirmi a casa, e in quell’istante a un certo punto, passeggiando, ho sentito una voce, come un sussurro che mi diceva “tu sei casa” e questo ha dato la svolta al mio proseguire”.

Ed ora uno sguardo sul dipinto generato dai racconti:

#UNIVERSUS - Voci, testi e immagini abbinate alla Clip 1

Ascolta una parte delle voci che hanno dato vita a #UNIVERSUS, la people-maps nata dall’ascolto dei luoghi del cuore raccontati dalla gente. Ogni voce ha generato un tratto/composizione/colore nel dipinto, divenendo spazio fisico, luogo da incontrare, conoscere, esplorare e da cui lasciarsi, di conseguenza, scoprire.

Le Clip in totale sono 4. Ve le presenterò mano mano accompagnate dalla trascrizione integrale, a cui ho abbinato immagini della mia regione (l’Engadina) scelte ascoltando quanto ricevuto, a dimostrazione che la condivisione non solo è in grado di avvicinare ma anche di ampliare, conquistare e dilagare arricchendo il territorio dell’esperienza altrui.

Buon ascolto:

TRASCRIZIONI

È di ogni autore la scelta di apparire in forma anonima o firmata.

Anonimo: “Il mio posto preferito si trova in riva al fiume, a Tenero, dove si sente proprio il rumore dell’acqua, e nient’altro. È un luogo in cui vado spesso anche d’inverno; mi butto nell’acqua e dimentico tutto il resto”.

Simona Settembre: “C’era questo albero sul quale io, da maggio a settembre, passavo almeno 2 ore al giorno con picchi di 4/5 quando c’erano le ciliegie, e ci portavo sopra le peggior cose: radio, coperta, ciotola, un cuscino e un album da disegno; lì ho imparato a disegnare le foglie. L’ho sempre fatto, dai miei 7 anni fino a quando son partita dal paese, a 17. 

Ci son tornata l’estate scorsa dopo 15 anni, a questo albero che stava in mezzo ai campi, e ci sono salita. La cosa strana è che quando ero piccola nessuno mi notava, e di lì passavano tantissimi contadini, era un via vai di biciclette, di carretti , di asinelli e muli, ma questa volta il primo contadino in bicicletta che è passato mia ha notata, e la cosa mi ha fatto un effetto strano, come essere diventati visibili nell’invisibile che è stato abbandonato negli anni.

Questo è il mio luogo più caro. Probabilmente non lo rivedrò mai più come prima, ma l’albero continua a regalarmi la sua grandezza: sembra non crescere, non perde rami, è sempre uguale eppure tutto è totalmente diverso”.


Salvatore Berlingieri: “Contemplava il tramonto con tutti i suoi colori, e nel cogliere il fatidico raggio verde, nell’attimo fuggente in cui si assiste al ritorno del sole che sembra calarsi nelle profondità marine, si ripeteva quella scena rigeneratrice dove i pensieri più romantici sono rivolti con particolare intensità alle persone più care, alle persone amate. Contemplava tutto ciò e, questa volta, prometteva a sé stessa che quell’ultimo bagliore di sole non sarebbe stato uno dei tanti altri. Quell’ultimo bagliore di sole era un arrivederci, Calabria”.

Anonima: “C’è un luogo incantato, a cavallo tra le province di Grosseto e Siena. Non è la montagna alpina legata alla mia storia personale, non ci sono i profumi che rimandano al mio concetto di montagna, ma è un posto che ho imparato a conoscere e ad apprezzare. Si tratta del monte Amiata, un angolo di mondo dove di tanto in tanto devo rifugiarmi.

Mi sorprende sempre come percorrendo pochissimi chilometri l’ambiente cambi radicalmente. Parto dal mare, dove lascio una temperatura mite, e attraverso la campagna toscana arrivo alle pendici dell’Amiata. Da lì inizio un percorso tutto in salita, che attraverso una strada tortuosa mi porta fino alla vetta. Tutto il percorso è circondato da meravigliosi boschi di faggi, una foresta incantata ricchissima di suggestioni e di silenzi. Sembra di entrare in una favola di elfi e troll. La bellezza delle foglie di faggio in autunno lascia senza fiato, e a terra si crea un fitto tappeto color rame e oro. 

Poi in inverno tutto si copre magicamente di bianco. La neve di questi giorni è abbondante e copre tutta la lunghezza dei rami, creando splendidi intrecci bianchi. Spesso la cima della montagna è circondata da una fitta nebbia, che crea un’atmosfera quasi mistica. Mi piace arrivare a piedi fino alla monumentale croce di ferro battuto che si erge sulla vetta. Anche questa è completamente imbiancata. Le fitte trame, ora, sono ricoperte da cristalli di ghiaccio. Purtroppo l’inverno sull’Amiata dura poco; presto tornerà la primavera, e con lei sarà nuovamente un tripudio di colori”.

Anonimo: “Quale luogo è migliore di quello che ti ha fatto crescere, di quello che ti ha preso adolescente e portato adulto? Questo è ciò che ha fatto la curva, anche se in realtà è un incrocio di 4 vie al centro del paese, dove tutti prima o poi devono passare. La curva è il luogo in cui sono nate le amicizie, quelle vere, quelle per cui basta alzare il telefono e ci sono, che anche se le hai perse sai che non svaniranno mai.

La curva è anche stato il luogo dei primi amori, delle cotte adolescenziali, dove inseguivi le ragazze con il motorino per riuscire a dirgli ciao o “dai fermatevi che facciamo quattro chiacchiere”. La curva era anche un luogo senza frontiere. Nel nord Italia degli anni ’80 c’era razzismo verso la gente del sud, mentre alla curva potevano fermarsi tutti. Ho ricordi di ragazzi appena arrivati che lì hanno trovato amici, persone che gli dicevano “benvenuto” e non “terrone” o anche peggio, come si sentiva a quei tempi. La curva è stato un luogo di ritrovo fisso, dove si riusciva ad andare tutti d’accordo”.

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Iris Stalder: “Il mio luogo preferito è una casa di vacanza direttamente sul lago di Costanza, il lago più bello d’Europa, almeno per me. Non potevo fare a meno di osservare in continuazione i mutamenti dell’umore del lago. Mattine dove lo specchio d’acqua era liscio con le onde appena percepibili e che all’alba annunciavano una splendida giornata. 

Non meno affascinanti erano però le onde imprevedibili che trasformavano l’acqua quieta in tempesta in un batter d’occhio. Onde minacciose con coroncine di schiuma bianca, e il cielo in mille sfumature di grigio.

Ma ciò che ho scolpito nella mente e nel cuore è una maestosa quercia di 200 anni almeno. Due rami giganti affrancati nella terra da sempre, dove io potevo sedermi come in una culla e lasciare libero sfogo ai miei pensieri, ai sogni, alle malinconie e perché no alle lacrime, e sono sicura che nascosti fra il folto fogliame qualche fata e folletto erano lì ad ascoltarmi”.

Mauro di Ge: “Vorrei raccontare il bosco dove porto il cane. Ormai è diventato un rito: la mattina presto lo porto a fare una passeggiata perché poi lo devo lasciare quasi tutto il giorno da solo, e anche se abbiamo il giardino mi piace stare un po’ con lui. Il tratto di sentiero vicino alla casa è uno spazio aperto, con sulla sinistra un muro a secco e sulla destra un prato dove a volte ci sono un poni e alcune pecore che dormono ancora, e da vedere sono veramente buffe; con la lana lunga sembrano dei pouf appoggiati in mezzo al verde. 

Poi si arriva al bosco che a quell’ora è molto scuro e non si vede quasi niente, eppure non fa paura malgrado da bambino del buio ne avessi. Una volta dentro gli occhi si abituano e inizi a vedere un po’ di ombre. Il sottobosco è ampio, pieno di foglie, e dalla campana di rami sopra la testa inizia a filtrare un po’ di luce nelle sfumature di grigio, a volte blu, altre un marrone molto slavato.

È un pezzo di bosco abbastanza lungo dove si sentono i rumori della natura che si sveglia. Poi si sbuca in un tratto aperto da dove, fra gli alberi, vedi il monte di fronte che fa una sella proprio nel punto da cui dovrebbe arrivare l’alba; in queste mattine ci sono varie sfumature di blu, da quello chiaro all’intenso notte, con ancora delle stelle bianchissime nel mezzo. Spesso guardando questa luce faccio qualche riflessione, magari scatto anche una foto e scrivo la pensata del giorno. Questo è un po’ il mio luogo non luogo, il posto dello spirito, dove mi ritrovo; è un luogo vero”.

Ed ora uno sguardo sul dipinto generato dai racconti:

#UNIVERSUS: intervista rilasciata ad Altro Spazio d'Arte

Grazie ai ragazzi di Altro Spazio d'Arte per l’interesse dimostrato a #universus, il dipinto nato dalle testimonianze dei luoghi della gente a cui, ricordo, potete partecipare anche voi attraverso l'invio di un messaggio vocale.

Tutte le info nell'articolo che sì, si trova sulla piattaforma di Zuckerberg oppure cliccando qua ma insomma, vi perdereste quanto ho raccontato loro ;-).

#UNIVERSUS: cosa accade durante la nascita di un dipinto

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#universus è nato, sta crescendo, e se da una parte ogni giorno acquisisce una forma fisica più concreta, dall’altra sta nel contempo dando vita a una presenza più sottile, sospesa e inafferrabile.

I luoghi raccontati non hanno un posto definito sulla tela, non sono tasselli di ricordi che vanno a unirsi ad altri al confine ma sono sparsi ovunque, un po’ come se fossero gocce di pioggia scese sì dalla medesima nuvola (una singola storia) ma che una volta giunte al suolo (il dipinto) si incontrano con quelle provenienti da altre nubi creando fin da subito interessanti flussi, improvvise pozzanghere e laghi spontanei.

E così accade che mentre riporto il ritmo dei tornanti di una strada questi diventino la silhouette di una duna del deserto, la cui forma accoglie il tramonto dal cui calore si può sentire il vociare delle persone intente a star bene allo Stallazzo, posto sulle rive del fiume Adda le quali sostengono i salti di un ragazzo in Cile impegnato a rincorrere uccellini in un bosco di eucalipti, la cui direzione porterà in una Normandia conservata per anni nel ricordo della follia, liberata ora dalla saggezza della fatica dei passi di montagna, la stessa su cui si sale da 66 anni percorrendo una scala che porta al piano superiore di una mano, quella necessaria a un corpo per afferrare la vita desiderata, nutrita da quel fiume che essa stessa è, fra le cui anse ci si può tuffare anche d’inverno per dimenticare tutto e diventare viscere, viscere che piovono su uno stretto contenente l’abisso di una malattia, dal cui squarcio si intravvedono panchine divenute ora isole delle Hawaii, toccate dalla foglia di un albero romano che non c’è più, come sparito è il ciliegio che fu anche se esiste ancora, e così via…

Ogni volta che aggiungo le forme e i colori suggeriti da una storia questi vanno a confrontarsi con ciò che è già stato steso in precedenza, generando nuovi racconti e nuove possibili esperienze, le quali mi accompagnano divenendo bussola creativa. E così accade che quando riprendo le testimonianze per definirle meglio, le forme e i colori con cui le trasformo sanno già dove andare a posizionarsi; un po’ come se a un certo punto della pioggia ogni singola goccia sapesse già dove cadere per dare vita a mari inviolati dei quali, in quanto tali, non esiste ancora alcuna mappa se non forse quella che li ha generati: #universus.

Partecipa anche tu alla creazione di un dipinto/mappa testimone dei luoghi raccontati dalla gente. Tutte le info le trovi cliccando qui.

#UNIVERSUS: un dipinto geografico nato dai vostri luoghi

CALL TO ACTION CONCLUSA IL 30 MARZO 2019!

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Oggi inizio un nuovo progetto artistico in cui, come sempre, avrò bisogno di voi. Questa volta vorrei creare un dipinto geografico, una mappa composta da testimonianze legate a dei luoghi.

Potrebbe ed esempio essere il racconto del vostro paese, o di una strada, di una bottega, o di un bosco, del un muretto su cui vi incontravate con gli amici, di un panorama visto da un determinato luogo, un parco giochi, un lungomare o una finestra, e poco importa se saranno ricordi o posti legati al presente.

Li trasporterò su tela man mano che mi giungeranno e vi aggiornerò, in modo che possiate decidere di raccontare un elemento secondo voi mancante, come se dopo tanti monti, colline e montagne vi venisse voglia di inserirci il mare, il vostro mare, raccontandomelo, oppure come se dopo tante case dell’infanzia, attuali, vicine o lontane sentiste la necessità di inserirci una piazza, la vostra piazza, quella che avete nel cuore.

Questo progetto durerà un mese e lo presenterò a un concorso assieme al materiale che mi invierete. Da parte mia pubblicherò giornalmente pensieri, scritti e progressi su Facebook, Instagram e LinkedIn, in modo che anche l’atto creativo possa diventare egli stesso un luogo, un cantiere in cui dar vita a un territorio composto dal vostro/nostro mondo interiore.

Per partecipare alla creazione della mappa è sufficiente inviare un messaggio vocale (scelta preferita, essendo il progetto basato sulla tradizione orale) via Whatsapp, per mail o su messenger, oppure potete pubblicare la testimonianza sui vostri profili o nelle vostre stories ricordandovi di taggarmi (altrimenti non vi vedo), oppure ancora sarà possibile farlo attraverso degli scritti inseriti come commenti, inviati come messaggi privati o per mail. 

La tela che vorrei realizzare sarà dim. cm 270x180; per riempirla mi servirà molta partecipazione, spirito di condivisione, un po’ di aiuto nella divulgazione ma, soprattutto, tanta voglia di dare vita a un territorio immaginario nato dall’incontro fra persone: un nuovo #universus, dove l’uno (uni) sarà rivolto (versus) us (noi).

Grazie per percorrere ancora una volta assieme un tratto di strada creativa.

Un caro saluto

Giada

Call to action CONCLUSA: il dipinto tramandato

I #ritrattinarrativi sono dipinti nati dalle persone. Tramite delle call to action lanciate sui social network raccolgo testimonianze generate da un elemento comune, che a volte può essere una domanda altre invece la visione di un immagine, come lo sarà questa volta. Terminato l’appello unisco quanto ricevuto in un file sonoro dal cui continuo ascolto mi lascio ispirare per la creazione di un nuovo lavoro, il quale risulterà tramandato tramite l’esperienza vissuta da ogni individuo.

Per partecipare è sufficiente inviare un messaggio vocale al numero +41793136659 raccontandomi qualche cosa di vostro apparso in seguito alla visione del dipinto sottostante. Può essere un ricordo, una sensazione, una parola, una storia o un’immagine, come potete esprimervi in forma libera, poetica, cantata o come preferite, purché vi appartenga.

Alcuni esempi di trasmissione orale pittorica sono disponibili sul sito, dove si possono vedere le immagini dei dipinti e ascoltare i racconti che li hanno generati di #NOI, #INCONTRO, #ROSSO, #VENUS ed #EREMITA, mentre qui potete approfondire il concetto.

Ed ora ecco l’immagine del quadro oggetto di questa call, dalle cui impressioni ricevute ne nascerà un altro, grazie a voi o meglio: tramite voi.

#MONDO:

Acrilico su tela dim. cm 150x120

Acrilico su tela dim. cm 150x120

DETTAGLI:

La call to action terminerà una volta raggiunto un numero sufficiente di registrazioni, comunicazione che darò sia sul sito che sui profili social.

Vi ringrazio già sin d’ora per quanto riuscirete a fare.

Un caro saluto

Giada

INFO PRATICHE:

Per una migliore qualità audio chiedo per cortesia di effettuare la registrazione in un luogo silenzioso, senza musiche di sottofondo e se siete in automobile con i finestrini chiusi. I messaggi vocali possono essere inviati registrando direttamente dall’applicazione di Whatsapp oppure come file allegati inviati sia per sms che Whatsapp. Per favore non lasciate i messaggi nella segreteria telefonica, la scarsa qualità audio della casella vocale non mi permette di poterli utilizzarli.

Se desideri partecipare al progetto #ritrattinarrativi e ricevere direttamente sul tuo cellulare le call to action, vai qui.

I #ritrattinarrativi: denunciare attraverso l'enunciazione

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Ieri sono andata a vedere uno spettacolo teatrale in cui sono uscita carica di vergogna, di senso di colpa verso ciò che l’essere umano è in grado di fare non solo attraverso l’atto concreto ma, soprattutto, attraverso l’indifferenza, atteggiamento solitamente sempre ben tollerato sia da se stessi che dagli altri adducendo a responsabilità altrui ed io, facendo parte di questa razza, quella umana intendo, mi son sentita chiamata in causa. Un’altra volta. Già, perché in questi giorni c’è un altro pensiero su cui mi sto interrogando molto, ed è quanto io con il mio lavoro riesca effettivamente a denunciare le brutture del mondo, compito cui l’arte dovrebbe adempiere.

Perché faccio quel che faccio? Perché:
Credo nella bellezza intesa come percorso, nel cammino che comporta accoglierla, provarla e generarla.
Credo nell’atto, nel fare, nel gesto che segue al pensiero, anche in piccole cose. 
Credo nel potere della condivisione, dell'incontro, della possibilità di dar vita a qualche cosa di nuovo nato dall’unione di due (o più) entità.
Credo nella contemplazione, nell’osservazione pura, nello sguardo libero da giudizio e volere.
Credo nell’unicità di ogni identità, condizione in cui ogni diversità è contemplata in quanto conseguenza di se stessa.
Credo nel valore dell’esperienza su cui si sviluppa l’esistenza, condizione che include cultura, educazione, vissuti, incontri, saperi, confronto e tutti ciò che definisce la propria personale storia.

È da tutto ciò che ho sviluppato il mio concetto artistico dei #ritrattinarrativi. Le tematiche lanciate nelle call to action hanno lo scopo di stimolare la contemplazione, di riconoscere per riconoscersi, di fare, di condividere, di attingere al proprio vissuto, di avvicinarsi alla propria verità attraverso un’esperienza di bellezza comune, il tutto proprio laddove oggi imperversa un altro tipo di realtà: i social network.

I dipinti che scaturiscono dall’ascolto di quanto ricevo sono quindi denunce sporte attraverso l'enunciazione di persone unite non solo dai valori sopra indicati ma, soprattutto, dalla volontà di fare resistenza attraverso l'esistenza. 

È vero, forse non è granché come gesto, non avrà un impatto immediato ed evidente se non essere addirittura inutile, ma reputo che dire io ci sono è un marcare presenza, ed essere presenti oggi vuol dire non fare più finta di nulla, è un uscire di casa, un mettersi per strada e diventare spettatori attivi di ciò che sta accadendo, è un far capire che qualsiasi cosa accada sarà vista. 

Si dice che si può cambiare solo ciò che si vede. Bene, quindi osserviamola questa realtà, guardiamola dritta negli occhi, solidi in noi stessi, in modo da capire cosa sia necessario fare affinché, ognuno coi propri mezzi e possibilità, possa decidere di agire; perché c'è un'altra cosa in cui credo fermamente: le persone o meglio: le Persone, e sono ancora tante, per fortuna.

[Nella fotografia il dipinto #VENUS, la rivisitazione de La nascita di Venere di Botticelli, simbolo di bellezza e verità. Acrilico su tela, dim. cm 500x100]

Diamo vita a un corpo pittorico, raccontandolo

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L’identità; è questo il territorio che esploro nei miei dipinti, lasciando a voi la possibilità di indicarmi la via. I messaggi vocali che ricevo hanno il potere di suggerirmi la fisionomia del nuovo paesaggio umano che viene rappresentato su tela, in cui l’osservatore finale può infine perdersi e/o ritrovarsi ascoltando le voci narranti che l’hanno generato.

Ora vorrei affrontare un nuovo quadro quindi ho bisogno di voi, della vostra sensibilità, esperienza, storia ma, soprattutto, della vostra voglia di dire ci sono, esisto, e sono così: eccomi! Anche perché condividendo una parte di voi permetterete a quella cosa magnifica che si chiama incontro di accadere, in cui l’inaspettato può manifestarsi.

Per partecipare al progetto è sufficiente inviare un messaggio vocale registrato via Whatsapp al numero +41793136659, raccontando nella forma che preferite un pensiero inerente la tematica “io, corpo”.

Già, il corpo. Quel magnifico/maledetto strumento, volume, materia, guscio o involucro dalle molteplici proporzioni, tonalità e armonie; composto da carne, ossa, sangue, organi, pelle, mani, braccia, membri, fluidi, lingua e sudore; a volte gabbia altre realizzatore di cose, azione pratica, movimento o blocco; per alcuni amico, complice, presenza da accudire o nemico da annientare; testimone di ferite oppure ancora dimora del tempo; dispensatore di piacere, dolore, tensione e adrenalina; patria dei cinque sensi con un suo personale odore, sapore, morbidezza, suono e forma: mai identico, mai scontato, a volte esibito, altre taciuto.

E molto altro ancora. Potete raccontarmi qualsiasi cosa, come il rapporto che avete con lui o con quello degli altri, fargli un omaggio, passare a una descrizione, dar voce a una sensazione o un ricordo, fargli un discorso o invece dar voce a lui, scrivergli una lettera o anche solo un breve commento, magari inviargli un’accusa oppure un’ode, abbracciarlo con speranza o soffermarsi su un’immagine; è indifferente, sentitevi davvero liberi di raccontare la tematica “io, corpo” come meglio credete.

Dall’ascolto dei messaggi ricevuti mi lascerò ispirare per la creazione di un nuovo dipinto, simbolo pittorico di un corpo immenso in cui l’anima sarà l’incontro delle vostre, in cui l'anima sarete voi.

GRAZIE per qualsiasi contributo riuscirete a fare, compresa la divulgazione del messaggio.

Informazioni pratiche: per cortesia registrate il messaggio in un luogo silenzioso, senza sottofondi musicali e, se siete in automobile, con i finestrini chiusi e che il dispositivo mani libere sia vicino alla vostra bocca. Potete registrare direttamente il messaggio nell’applicazione Whatsapp cliccando sull’icona a forma di microfono oppure salvarlo su un’altra applicazione e inviarlo in seguito come allegato. Non lasciate il messaggio registrato sulla mia segreteria telefonica in quanto la qualità audio è talmente pessima che purtroppo non mi permetterà di utilizzarlo. 

Scusate la pedanteria, ma in questo progetto non c’è nulla che mi dispiace di più di non poter usare una testimonianza a causa della scarsa qualità audio.

Condividi la tua unicità, fallo per #NOI

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La condivisione è un atto di coraggio e generosità che va assolutamente accolto con riguardo, come si fa coi regali graditi e inaspettati. Esporsi in prima persona significa marcare presenza nella vita mettendo sul tavolo la possibilità che il funzionamento del proprio piccolo universo possa cambiare: una volta apparsi al proprio vedere non sarà più possibile far finta di niente, occorrerà esistere.

È questo che chiedo alle persone che vogliono partecipare la progetto artistico #NOI, "semplicemente" di esserci inviando un messaggio vocale registrato via Whatsapp al numero +41793136659 con la risposta alla domanda “Come vedi te stesso?” (da registrare per cortesia senza musiche di sottofondo e in un luogo silenzioso).

Dall'ascolto delle testimonianze ricevute mi lascerò ispirare per la creazione del dipinto #NOI2, il quale in seguito sarà possibile visionare ascoltando le voci che l'hanno generato.

Condividendo la tua unicità permetterai a chiunque vi entrerà in contatto di comprendere la propria, da cui potrà nascere un incontro basato sul rispetto e l'accettazione. Vedersi è un cammino che si decide di lasciare aperto, è un percorso lastricato dal possibile, è un rinnovarsi nel continuo ritrovo con l'altro e, di conseguenza, con se stessi.

La vera arte sono i #NOI composti da tanti tu: aiutami per cortesia a realizzarla, e a realizzarci.

Grazie per qualsiasi tuo atto in favore di #NOI2, che sia anche solo la divulgazione del post :-)

Scopri di più sul progetto. http://www.giada.ch/ritratto-noi/
 

Raccontati: diventa parte del dipinto #NOI2

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Ogni essere è unico nella misura in cui lo sono anche tutti gli altri, e l'unicità stessa di un individuo può affermarsi solo di fronte ad altre e in virtù di esse.

In pratica io posso essere una persona straordinaria solo se anche tu, straordinario quanto me, sei presente, perché è nel confronto e nell'accettazione dell'individualità che la stessa può manifestarsi.

È questo il concetto che si cela dietro #NOI, l'insieme di dipinti che nascerannodall'ascolto delle testimonianze di coloro che decideranno di partecipare a un atto di condivisione artistica, in cui chiunque può entrare a far parte inviando un messaggio vocale via Whatsapp al numero +41793136659 con la risposta alla domanda: “Come vedi te stesso?” (da registrare per cortesia senza musiche di sottofondo e in un luogo silenzioso).

Compito dell'arte è denunciare le apparenze.

Aiutatemi a dimostrare che un noi assoluto, in cui ognuno sia libero di essere ciò che semplicemente è senza subire critica o discriminazione alcuna, esiste ancora e continuerà ad esserlo finché ci saranno persone come voi, che non temono i #NOI.

Riconosciamoci nell'osservazione pura.

Il mondo è quello che siamo, diamo la possibilità a questo #NOI di manifestarsi affinché lo possa dipingere, lasciando poi al vento dell'arte il compito di portare il messaggio lontano, vicino ad altre unicità.

Scopri di più sul progetto #NOI.

Call to action per il dipinto #NOI2

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#NOI è un valore, un’esperienza, un atto oggi più che mai dovuto e necessario
#NOI è il gesto di chi accoglie e rispetta l’unicità 
#NOI è la voglia di esserci, per dimostrarlo
#NOI è un incontro fra tanti se stessi
#NOI è un atto di fiducia attraverso la condivisione
#NOI è un progetto artistico che pone le persone alla base del processo creativo
#NOI sono dipinti creati ascoltando messaggi vocali inviati da chiunque, da ogni dove
#NOI vuole diventare un’esposizione in cui si possano ascoltare e osservare straordinarie eccezionalità
#NOI nasce dalla gente, per la gente, diventando arte
#NOI non ha confini, pregiudizi, limiti
#NOI rappresenta semplicemente ciò a cui apparteniamo: l’intera umanità. 

Per partecipare alla creazione del nuovo dipinto #NOI2 invia un messaggio vocale via Whatsapp al numero +41793136659 con la risposta alla domanda “come vedi te stesso?”

Guarda e ascolta #NOI1, il quadro attualmente esposto presso la Galleria Spazio 1b di Lugano fino al 15 ottobre 2018. http://www.giada.ch/ritratto-noi/

Grazie per l’eventuale partecipazione, condivisione e divulgazione del progetto, perché più siamo, più #siAMOnoi.

#callart #ritrattinarrativi #calltoaction #artlife #arte

 

Quando nasce un #NOI, il noi vive

#NOI1 è stato completato, staccato, accarezzato, coccolato e intelaiato. Ora svetta davanti alla postazione computer, posizione da cui mi tiene compagnia. Come compagnia me l'hanno fatta le 37 persone che hanno risposto alla chiamata "come vedi te stesso?" da cui è nato questo dipinto, a cui rivolgo il mio più sentito GRAZIE! Grazie per la fiducia ma soprattutto GRAZIE per il modo in cui vi siete visti: ognuno meraviglioso nella sua straordinaria unicità. 

A breve mostrerò il lavoro completo di testimonianze, mentre durante il corso dell'anno lancerò nuove chiamate con il medesimo tema, affinché possano nascere altri NOI; se per caso volete già annunciarvi, trovate tutte le info cliccando qui.

Ed ora il video dello smontaggio tela, l'inizio di un nuovo viaggio, di un nuovo racconto, di nuovi incontri.

Call to action: cerco “te stesso” per un dipinto

Lo Spazio 1b di Lugano, in collaborazione con Pride Lugano 2018, ha recentemente indetto un concorso artistico a cui vorrei partecipare presentando un’opera.

Sono un’artista il cui metodo d’approccio consiste nel tramutare testimonianze audio in dipinti-metafora, da risottoporre in seguito al racconto altrui per poter creare una nuova tela e così via, in una sorta di trasmissione orale pittorica. Sono i miei Ritratti Narrativi.

Qui potete trovare un esempio, dove dalle evocazioni di Incontro #0 è nato Incontro #1, di cui ho già raccolto nuove testimonianze per creare Incontro #2; oppure cliccando qui potete ascoltare ciò che sta aleggiando in questo periodo in atelier, mentre sono al lavoro per creare quanto scaturito da Rosso #0.

Tornando al concorso sopraccitato, vorrei creare un quadro partendo da quanto mi verrà raccontato da voi. Mi piacerebbe poter ricevere un vostro pensiero, esperienza, emozione, ricordo o altro relativo a voi, inerente la riflessione su In che modo vediamo noi stessi?

I file audio ricevuti verranno montati e messi in poadcast, ascoltabili da chiunque. Le testimonianze saranno anonime, selezionate e tagliate a mia discrezione (senza comunque cambiarne il senso).

I messaggi vocali sono da inviare entro il 21 gennaio, via Whatsapp al numero +41 79 313 66 59, oppure per mail a info@giada.ch oppure ancora via Messanger a @GiadaBianchiArt. 

Qualche esempio? Ecco le risposte che mi hanno dato i ragazzi de L'incontro di Poschiavo.

Del perché raccolgo testimonianze audio o se volete approfondire il progetto trovate tutto qui, mentre per qualsiasi ulteriore informazione vi dovesse necessitare, non esitate a scrivermi.

Grazie per voi stessi, affinché possa dipingere un noi.

Per cortesia registrate i vostri pensieri in un luogo silenzioso. Inviando il racconto acconsentirete Giada Bianchi a farne l’uso artistico preferito. Il vostro contatto non verrà mai ceduto a terzi. Qualora non dovessi essere scelta per l’esposizione presso lo Spazio 1b, l’opera verrà in qualsiasi caso esposta, pubblicata e divulgata attraverso i canali social.

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Video da Incontro #0 a #1 - Clip 1

I vissuti che mi sono stati trasmessi e riportati in questa clip parlano di "quanto il mare sia femmina, sensuale, materno, e si fermerebbe accanto a me, e guarderebbe la bellezza dei nostri corpi fluttuare, iridescenti e bellissimi", di "una lucciola vibrante, un'agata preziosa, una coccinella beneaugurante; una promessa d'amore".

E ancora di "ninfee, fiori di loto, riflessi colorati, Arlecchino d'autunno". Poi di "mille colori, disegni, forme e cascate" e, infine, di "tavole, comò, credenze; tutto è ornato e ricorda agli astanti il passaggio di millenarie culture. Che la vita è ornamento, e l'ornamento un delitto".

Scopri di più sul progetto.

Da una a quattro, e le testimonianze si internazionalizzano

I Ritratti Narrativi viaggiano più veloce di me, o almeno del mio apprendimento della lingua del posto (e ci vuol poco, a dir la verità). E così, fra un accusativo e un genitivo, si è reso necessario aprire una sezione dedicata ai germanofoni. Adesso il concetto, la modalità di partecipazione e la biografia si possono trovare anche in tedesco mentre, per le testimonianze vocali, ho preferito optare per la formula dei fantastici 4.

Le registrazioni si possono infatti ora trovare anche in un mix di tedesco, francese, inglese e italiano. Le traduzioni sono state possibili grazie alla generosità di alcune persone che, penna e microfono alla mano, hanno trasformato alcuni vissuti per cercare di farli arrivare ancora più lontano.

Di questo gesto sarò sempre eternamente grata, come ho nel cuore tutti coloro che mi stanno aiutando a divulgare il progetto; dalla mia strabiliante tecnica del suono, all'interprete, a chi ha effettuato il trasporto quadri, alla professionalità di alcuni tecnici della fotografia e immagine, a chi mi scrive anche solo così, per ringraziarmi, a chi cerca di interpretare le mie desiderata espresse con quei quattro vocaboli che credo di conoscere,  a chi quando arrivo sorride (ride) sempre, a chi si prende il tempo per pensare e a chi invece sente l'entusiasmo salirgli nelle mani e, non da ultimo, a tutti coloro che con il loro donarsi permettono ai Ritratti Narrativi di manifestarsi: GRAZIE.

Detto questo se volete ascoltare la versione multilingue, eccola qua.

Inaugurazione mostra collettiva a Poschiavo

Ieri si è svolta l’inaugurazione della mostra collettiva presso la galleria PGI a Poschiavo dove sono esposti due #ritrattinarrativi: Incontro #0 e Incontro #1 (scopri di più qui).

Della serata posso dire che: ho conosciuto gente che sorride negli occhi, dato un volto alla mia interprete, ricevuto inviti, visto la fierezza dell’essere riusciti a catturare l’attimo, ascoltato parole nuove, apprezzato la freschezza dello scatto altrui, un “ma tu ce la fai?” e un “ma lei sa per caso chi sia l’artista dei quadri giganti?”, sentito il nome di chi non c’è più ed è stato un po’ come saperlo lì, scoperto una casa dipinta già raccontata e che bello quando "questo quadro è un respiro". Poi ho osservato da lontano opere che vanno viste da vicino, e viceversa, stretto molte mani di cui due in legno, riempito qualche bicchiere e assaggiato nemmeno un canapè, perché poi c’è stato da scappare ad ascoltare altre storie, altre vite.

Grazie a tutti!

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La mostra rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2018.

Ciò che INCONTRO ha generato

Ascolta, racconta, trasmetti. In principio era solo un motto, poi ha presto forma attraverso metafore pittoriche individuali le quali, da ottobre, si sono aperte alla condivisione divenendo incontro. Non a caso il dipinto che ho inviato per primo si chiamava proprio così: Incontro.

Dalle testimonianze ricevute è nato Incontro #1, e si è quindi passati dal quadro generatore al generato. Ora lo stesso verrà nuovamente sottoposto a narrazioni personali evocate, da poter nuovamente ascoltare, lasciarmi toccare, trasformare su tela e infine, ancora una volta, trasmettere.

L'ho chiamata trasmissione orale pittorica, anche se ogni volta che mi pongo in ascolto di un pezzo d'esistenza mi sembra di riuscire a scorgerli davvero, gli occhi del vento, che si vede e si sente non attraverso la forma ma grazie a ciò che riesce ad attraversare.

Di seguito i due dipinti, con le tracce audio da cui è nato Incontro #1. Scopri di più sul progetto.


INCONTRO #0

INCONTRO #0. Acrilico su tela dim. cm 200x150

INCONTRO #0. Acrilico su tela dim. cm 200x150

INCONTRO #1

INCONTRO #1: Acrilico su tela dim. cm 200x150

INCONTRO #1: Acrilico su tela dim. cm 200x150

Dipinto attualmente in fase di ricezione testimonianze.

Se desideri inviarmi la tua, leggi qui.

I Ritratti Narrativi in mostra a Poschiavo

I Ritratti Narrativi arrivano a Poschiavo. Dal 9 dicembre, per un mese circa, un quadro generatore e il suo nato saranno esposti alla Galleria PGI in una mostra collettiva con artisti della zona. Il file audio con le testimonianze da cui è scaturito l'insieme delle evocazioni sarà messo online, in modo che chiunque possa capire, ascoltare e lasciarsi ascoltare per infine trasmettere, e trasmettersi.

I due dipinti esposti saranno di dim. cm 200x150, di cui di uno potete vederne un dettaglio sullo sfondo della locandina ;-). Vi aspetto!

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I #RitrattiNarrativi sbarcano in Engadina: sprichst du Deutsch?

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Ebbene sì, il concetto sembra piacere non solo a me, che mi sto arricchendo di straordinarie condivisioni, ma anche a coloro che hanno deciso di esporre le mie opere in Engadina. Come sempre, per scaramanzia, attendo a indicarvi le location (in teoria dovrebbero essere tre), ma all’orizzonte sembra stagliarsi la possibilità di una personale. Considerato che il 70% delle persone che frequentano questi luoghi sono germanofone, vorrei preparare un file con alcuni racconti sia in tedesco che in altri idiomi, in modo da far comprendere quanto viene inserito in un dipinto.

Ed è qui che mi appello a voi: 

Sto cercando persone bilingue o con buona padronanza di tedesco, inglese o francese, sia uomini che donne, che abbiano voglia di partecipare al progetto.

Vi avviso che da parte mia il tedesco lo sto studiando ma lo capisco e parlo ancora maluccio, quindi mi servirebbero sempre le due versioni: una in italiano e l'altra nella lingua da voi scelta.

Gli interessati possono scrivermi a info@giada.ch.

Per saperne di più sui Ritratti Narrativi vi invito a dare un’occhiata al blog dedicato, dove troverete tutte le informazioni e qualche esempio. In due parole comunque si tratta di un concetto di trasmissione orale pittorica, dove ricordi e vissuti stimolati dalla visione di un dipinto (già metafora di una testimonianza impressa) vengono raccontati alla sottoscritta (tramite registrazioni audio), e dalla cui interazione nasce un nuovo dipinto, e così via, all’infinito.

Descrizione concetto in tedesco:

Erzählte Porträts: Giada Bianchi verwandelt Realitäten, Emotionen, Gefühle und Orte in Formen und abstrakte Farben wo das Endresultat  eine Metapher der wiedergegebenen Aussage wird. Der Sinn dieser Umwandlung ist es, dem Empfänger die eigene Geschichte zu übermitteln oder zu stimulieren; eine eigene Erzählung.

In einer Epoche wo viel kommuniziert, aber wenig übermittelt wird, ist die orale Uebermittlung  fast eine Pionierarbeit. Umgeben von Nachrichten,  Informationen, Werbebotschaften, Unterhaltungssendungen und von sterilen persönlichen Darstellungen, kann die verbale Trasmission dazu verhelfen den nötigen Ausweg zu kreieren um den Kontakt und den menschlichen Dialog wieder herzustellen.

Horchend vor einem narrativen Kunstobjekt zu sein, erlaubt es, dass die Aufzeichnungen einer menschlichen Geschichte mit etwas in Verbindung bringt, das man persönlich  erlebt hat. Uebertragung bedeutet, dem Nächsten die eigenen Werte zu übergeben, Modelle und Erlebtes; ein gesamtes Kulturerbe, das, falls gewünscht, durch die Zeit nur wachsen und  sich vermehren kann.

Ringrazio già sin d'ora quanti si annunceranno, ed evviva l'unione di vissuti!