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La Via Lattea 15: una costellazione fatta di perle da indossare

Esperienza di bellezza - Ci sono istanti talmente densi di bellezza che si possono infilare come perle ad un collier di meraviglia, prezioso costruito tramite la sua celebrazione durante la notte di sabato scorso.

Sto parlando dell’evento organizzato dal Teatro del Tempo - La Via Lattea, un percorso iniziato alle 23 e terminato alle ore 7 del giorno seguente suddiviso in otto tappe musicali, canore, parlate ma, soprattutto, intense.

Uno dei più grandi poteri insiti nella bellezza è quello di unire, perché per poterla percepire occorre in primis rendersi presenti, essere lì, ricettivi e pronti ad accogliere per cogliere. Questo stato aiuta a superare l’apparenza della realtà per entrare nella dimensione del sentire, della con-partecipazione, di quella sensazione in cui ci si sente in unione con quanto sta avvenendo. Poter attingere a questo rivelarsi dell’esistenza è ciò che può accompagnare verso la via della verità: in pratica è un dono immenso.

E nella notte divenuta immortale:
c’era la luna piena, il vento che delimitava spazi invisibili, il freddo.
Il cammino lungo il bosco, le torce fra gli alberi e alcuni fari laggiù, sull’autostrada.
Qualche chiacchiera, molti passi e nelle orecchie un susseguirsi di note miste a pensieri.
Attraversare paesi dormienti, qualche finestra illuminata, le mani in tasca.
Parole appoggiate come pietre per attraversare fiumi silenziosi nel loro scandire.
Onde. L’eco di canti nati altrove consegnati a noi viandanti.
La schiena appoggiata a colonne scolpite, sulla testa un cielo ornato d'angeli.
Salire gradini, varcare e farsi traghettare da un coro, da un loro.
La stanchezza, l’ora blu, il lago increspato dal vibrare del mattino nascente.
L’umidità sulla pelle, l’abbandono dell’anima, nel cuore ogni accadere:
l’imperitura alba è qui.

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Grazie ai fautori di tutto ciò, agli artisti presenti, al coro Goccia di voci e, naturalmente, a tutti coloro con cui ho potuto condividere questa straordinaria testimonianza ed esperienza di verità essenziale..

Andar per mare alla maratona engadinese

Alla maratona engadinese di sci di fondo si può partecipare da sportivo, tifoso, spettatore o, come ho scoperto quest’anno, da velista.

Che fosse la 50esima edizione era ben noto, con l’iscrizione dei pettorali terminata già mesi fa, come ormai tutti sapevano da giorni che non sarebbe stata un’edizione baciata dal sole, e così è stato (ma non per tutti). Pioggia e neve si sono alternati il passo più volte, quasi volessero imitare il ritmo dei 14’000 presenti al suolo diretti a Pontresina o S-chanf.

Da parte mia il tragitto è stato molto più breve, giusto qualche chilometro a piedi per arrivare sul lago di Maloja armata di apparecchio fotografico, in attesa del momento che si è poi dimostrato corrispondere a un varo. Già, perché all’inizio ero troppo concentrata su inquadrature, scatti e tempi d’esposizione per rendermene conto, eppure il mare era già lì vicino a me. Ho cambiato obiettivo, l’ho asciugato e rimesso i guanti; sono passati un elicottero, un paio di persone sotto l’ombrello, una motoslitta e poi ok, di immagini ne avevo abbastanza, potevo quindi cambiare postazione. 

Mi sono incamminata a lato pista seguendo il flusso di persone mantenendo lo sguardo al suolo per ripararmi dalla pioggia, ed è stato lì che l’ho sentito: uno, due, uno due, e uno e due, fra il silenzio. Tanto silenzio, malgrado avessi accanto mille persone. I respiri dei corridori si sono appoggiati alle spinte trasformandole a poco a poco in onde, e quando ho alzato gli occhi dal manto nevoso finalmente l’ho visto: davanti a me si estendeva il mare attraversato da una miriade di singole imbarcazioni.

Perché davvero, a camminarci a fianco prima o poi ti arrivano sia il vento dei loro pensieri sia il flusso delle emozioni che vi stanno aleggiando. È che quando questo accade poi vuoi salirci anche tu su un'imbarcazione, e così capita di ritrovarti in un giorno d’inverno, a 1800 metri di altitudine, circondato dalle Alpi, a veleggiare libero verso un orizzonte presente solo a te stesso. Magari per alcuni questa linea corrisponde a una meta, per altri a un tragitto, per altri ancora a un passaggio e per altri in fondo chi lo sa e poco importa, è che in questo lasciarsi fluire mi sa che, malgrado le condizioni meteo avverse, prima o poi tutti se lo sono visto apparire davanti: era il sole, il proprio sole.

Passeggiando per Wopart

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Di quelle passeggiate che hai voglia di goderti tranquillamente, a passo lento, girando il volto di qua e di là; osservando, godendo. È questo il ritmo tenuto visitando WopArt, la fiera del disegno delle opere su carta e fotografia che si tiene a Lugano e chiuderà i battenti questa sera. Ripercorrendo con il pensiero quei corridoi mi vien da dire che:

  • La tensione del centro
  • Il centro tende e intende
  • I passepartout sono numeri primi, divisibili sono per se stessi
  • Gli uccelli in volo seguono rotte calligrafiche
  • La bellezza di pronunciare sottovoce Bleistift auf Papier
  • La complessa armonia del caos rilassa
  • Il potere del bianco
  • Il potere del nero
  • Il potere del rosso, del blu, del tratto, della macchia, della crosta, del pieno e del vuoto, del dettaglio e dell’insieme
  • La difficoltà dell’attenzione
  • Della foto, del disegno e dello schizzo
  • L’ombra della parola sta nella sua censura
  • Sul libro, sulla pagina, e sull’insieme di pagine che non fanno un libro
  • L’integrità del taglio
  • L’estrapolazione dal contesto ne crea un altro
  • Il fascino del piè di pagina fotografico
  • L’oro
  • Le trasparenze
  • L’odore dei bordi
  • La voglia di seguirli con il dito, i bordi
  • Di strappi e di pieghe
  • Le righine della carta da pacco
  • Sovrapporre avvicina
  • Del gesto, del corpo, e della sua assenza
  • Il senso a volte ne modifica il principio

Workshop di progettazione urbana/umana

L’architettura è la volontà dell’epoca tradotta nello spazio, disse Ludwig Mies Van der Rohe; è che per tradurre occorre saper ascoltare ciottoli e fiumi, dalla più scontata abitudine al più audace desiderio, dalle dinamiche comunitarie ad ogni singola individualità.

Questo è lo spirito che aleggia fra i banchi del workshop di progettazione urbana giunto ormai alla sua terza edizione. Compito di quest'anno cercare, attraverso proposte di intervento, di ridare al comune di Rovio una piazza abitata. Il gruppo è composto prevalentemente da architetti e studenti giunti da ogni parte d'Italia e del Ticino, sapientemente capitanati dall'architetto Licia Lamanuzzi, più me, che avevo bisogno di un nuovo punto di vista per sollevare il mondo e sbirciare cosa si nasconde sotto.

E così di seguito, in un post che aggiornerò giorno per giorno, proporrò un elenco di ciò che avrò imparato durante la giornata.

Day 1 - Ritrovo e incontro con la popolazione:

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  • Se chiedi la gente risponde
  • Se ascolti la gente racconta
  • I paesi sono visti, scritti, immaginati e ce li hai sotto, sopra, attorno e dentro
  • Il confine è una relazione
  • Le persone sono i luoghi che abitano e che vorrebbero abitare
  • Riqualificare significa riconsegnare
  • Il pedone vince laddove ne viene incentivata la presenza
  • Anche i garzoni disegnano
  • Delimitare limiti limita l’apprendimento degli stessi 
  • L'educazione non può essere delegata a un recinto
  • Su alcune panchine si scrive l’infotraffico
  • I bambini vedono cosa potrebbe diventare, mentre gli anziani cosa potrebbe venire a mancare
  • Condividere riduce la dispersione 
  • L’obiettivo è un incastro
  • I giovani sono belli
  • Coinvolgere ne accentua il senso

Day 2 - Primi schizzi e conferenze pubbliche:

  • Le interferenze non si annullano, si trattano
  • Una costruzione risuona nella coscienza umana  di ognuno
  • Se riesci a immaginare qualche cosa, quella cosa ti attraversa 
  • Ascoltare il bacio fra strada e piazza
  • Assecondare non è ricalcare
  • Non abbiamo bisogno di recinti per sentirci liberi

Dall'architetto Martino Pedrozzi ho imparato che:

  • Si abitava la semplicità
  • Le cascine sono embrioni dello spazio urbano
  • Le rovine possono diventare un omaggio a chi le ha vissute
  • L'insieme delle vie formano un unico spazio
  • Sovrapporre salva fiumi e vigneti
  • Senza togliere o portare nasce l'ordine dello spostare
  • Per separare a volte occorre unire
  • Il bello appaga anche se non se ne conosce la storia

Dagli architetti Federico de Molfetta e Hope Strode:

  • C'è bisogno di paesaggio
  • Non è necessario nascondere, ma creare relazioni
  • Le complessità vanno mantenute, occorre solo calibrarle
  • L'immaginazione è ciò con cui ci confrontiamo, e ridare la possibilità di immaginare è importante
  • Le masse vegetali sono volumi; il linguaggio architettonico è uguale, a cambire è il fattore tempo
  • La natura tende alla complessità, l'architettura al deperimento
  • Una spina dorsale vegetale è sorretta da ambienti
  • La manutenzione di uno spazio fa parte della struttura

Day 3 - Sviluppo progetti e conferenze parte seconda:

La giornata di oggi invece mi ha portato a comprendere che:

  • La progettazione urbanistica consiste nel creare un disegno dello spazio capace di trasportare il comfort domestico dalla scala privata a quella pubblica (Arch. Bjorn Klingenberg)

Dall’ingegnere, architetto e architetto paesaggista Cristina Petralla ho imparato che:

  • La soluzione è trovare un giusto modo per raggiungere il futuro
  • Il paesaggio è un’invenzione umana dei tempi recenti; prima natura e mare uccidevano, non si diceva “che bel paesaggio”
  • Per capire cosa fare occorre comprendere le parti
  • Un paesaggio è ciò che rimane; è ciò che noi lasciamo
  • Uno spazio pubblico è l’insieme del contesto
  • Un buon governo porta ad avere un buon paesaggio, il cui primo passo consiste nell’offrire sicurezza
  • In un progetto occorre inserire anche l’incertezza; non si è mai sicuri di come la propria opera verrà vissuta e utilizzata
  • La totalità del territorio è un insieme di sistemi, a cui va dato ad ognuno la possibilità di svilupparsi senza diventare preponderante
  • Il progresso non è solo un avanzare, ma a volte consiste nel ripensare il passato e tornare indietro
  • Il paesaggio è un’opera collettiva, siamo noi a comporlo

Dall’architetto Stefano Moor invece ho capito che:

  • La città è il punto culminante fra natura e cultura
  • Insegnare non è nient’altro che continuare a fare ciò che si fa tutti i giorni
  • Paragonare serve a capire
  • L’architettura dovrebbe dare la risposta più giusta a una problematica
  • Esistono ombre inutili
  • Si può dare una risposta al luogo attraverso una struttura statica
  • Non bisogna avere paura o vergognarsi di ripetere le stesse cose
  • Per creare il vuoto occorre densificare l’attorno
  • Si cerca di dare risposte che diano un senso a tutto il territorio
  • La buona architettura si può imparare, mentre il pensiero etico va guidato e sviluppato
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Day 4 - ProgetTIAMO il futuro:

Oggi mi sono data alla creazione di un video ispirato e dedicato alla progettazione urbana.

ProgetTIAMO

Ecco il suolo, su cui son solo
su quei percorsi, rivivo i miei trascorsi
ma una trasformazione, porta alla reazione.

Sulla piazza, appare una ragazza
percorro il tragitto, vengo trafitto
intraprendo il cammino, e mi avvicino.

Dai legami, nascon "mi ami?"
uniamo la storia, progettiamo il futuro
"certo che ti amo, ne sono sicuro".

Day 5 - Parole della piazza:

Cosa vorrebbero vedere i bambini nella piazza del loro paese? Uno squalo, qualche foca, un trampolino ma anche sculture e quadri. Le risposte nel video riassunto della quinta giornata del WPURovio2017 mixato a qualche foto del passato e del presente, avendo già nei desideri rappresentato il futuro.

Kinga Glyk al Festival da Jazz di San Moritz

Fuori odore di pioggia, dentro profumo di sangue. Dentro. Al Dracula-Club di San Moritz stasera si sta dentro, dentro il Jazz. Ed è un Jazz rosso, come la bandiera del Paese da cui proviene, la Polonia, come la giacca che indossa e gli anni che ha: 20. Kinga Głyk suona il basso o meglio lo splende, mentre ci appende. Perché è così che ci sentiamo mentre ci prende, ci immerge e ci strizza, ci sbatte, attacca e infine ci lascia lì così: stesi. 

Stesi nella tempesta ma saldamente attaccati al suo sound, su cui veniamo issati. E così prendiamo il largo; noi vele in balia di un Achab buono e tenace, in un viaggio alla ricerca della verità che alla fine scorgiamo. Kinga il mostro è riuscita a mostrarcelo davvero, proprio nell’istante in cui ha scagliato la fiocina del suo sguardo fatto di concreta freschezza. Adesso Moby Dick giace al suolo in una pozza rossa e lei vi è seduta accanto, a gambe incrociate, in un delicato assolo. È il momento del bis. 

Ora il profumo del sangue è ovunque e noi ci siamo dentro. Dentro.

Mondiali di sci alpino 2017 - le gallery per la Radiotelevisione svizzera

Dal 6 al 19 febbraio 2017 si sono svolti a St. Moritz i campionati mondiali di sci alpino. Durante quel periodo mi sono state commissionate dalla redazione sportiva della Radiotelevisione svizzera le quattro gallery tematiche riportate sotto.

L'immagine di copertina di questa pagina l'ho invece dedicata a Beat Feuz, immortalato mentre sfrecciava verso l'oro in discesa libera con il tempo di 1:38,91.

PREPARATIVI:

AMBIENTE:

BUCKET LIST ST. MORITZ:

FOLKLORE:

Snow Polo World Cup Sankt Moritz 2017

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In Engadina sto imparando i cavalli. Non che non ne abbia mai visti ma qui, essendo ovunque, ho il tempo per osservarli. Forza, eleganza, vitalità e controllo, ma soprattutto contorno. Sì perché dei cavalli se ne possono seguire i bordi: dei muscoli, del movimento, del sudore e del pelo, per non parlare di quelli dello sguardo. A volte una cosa sembra prendere vita solo nel momento in cui un cavallo la vede. L’ultima in ordine temporale è stata una pallina arancione in mezzo alla neve, apparsa durante lo Snow Polo World Cup di St. Moritz.

Lago ghiacciato, neve, sole, cavalli e gente in abbondanza. Decido di non capire per lasciarmi impressionare e così è stato. Per comodità e divertimento ho abbinato le squadre in campo a una caratteristica. E così Cartier è diventato il Tempo, Champagne Perrier-Jouët il Piacere, Maserati la Potenza e Badrutt’s Palace Hotel la Tradizione.

Dopo tre giorni di sfide il risultato ha visto trionfare su tutti il Tempo, seguito dalla Tradizione, dal Piacere e infine la Potenza. In una lettura più filosofica si potrebbe quindi dire che riappropriarsi del valore del tempo permetterebbe alla tradizione di restituire ad ognuno la propria identità, per far sì che abbandonarsi al piacere venga fatto con la giusta consapevolezza, concedendo ad anima e corpo il permesso di scoprire il proprio potere personale oltre i confini prestabiliti.

E niente, e pensare che c’è chi lo chiama semplicemente sport ;-).

CON-DIVISIONI: segmenti di tela pronti a germogliare

L'11 giugno si è svolto a Ligornetto l'evento CON-DIVISIONI. Sette artisti si sono ritrovati per un pomeriggio a lavorare su una tela di 10 metri di larghezza per 1,6 di altezza, condividendo non solo il momento ma persino tratti, segni, gesti e intenzioni, lasciando alla composizione la possibilità di manifestarsi da sé come risultato di un insieme. Prima di partire ci siamo chiesti se il tempo a disposizione sarebbe stato sufficiente (4 ore), ma poi la voglia di iniziare ha lasciato il dubbio sospeso nell'aria, ormai dimenticato. Dopo appena un paio di ore non esistevano già più spazi bianchi: tutto era stato dipinto e composto. Da quel momento l'approccio alla tela è stato diverso: abbiamo iniziato a danzare con lei. Un'aggiunta di colore qui, una forma là, una scritta, un bagliore, un volto, una parola, un gesto: tutto in un passo a due che in verità era un passo a mille, ma tutti talmente uniti da non distinguere più le forme singole. Già, perché in questa danza sono stati coinvolti anche i presenti, che in un continuo flusso di andare e venire hanno dato vita a una brezza creativa ed emozionale intensa: ossigeno puro per mente e cuore. 

Ora la tela è stata tagliata, e i segmenti verranno presto inviati a coloro che ne hanno precedentemente acquistato un pezzo senza sapere quale di questi gli sarebbe stato assegnato, in uno spirito di disponibilità e apertura estrema all'altro. Sono piccoli pezzi ma in cui in ognuno è racchiusa la forza e il potere dell'intero, di ciò che è stato vissuto e condiviso, costruito e donato, dove per rievocare tutto ciò sarà sufficiente posarvi sopra lo sguardo, e iniziare a danzare con lei.

Sotto sono riportati alcuni dettagli presi dalla tela intera, che non corrispondono necessariamente a segmenti tagliati. È ancora possibile acquistarne un pezzo: eventualmente gli interessati mi contattino via mail a info@giada.ch o al numero telefonico 079 351 65 74. Ricordo che il ricavato andrà devoluto in beneficienza al SAM Mendrisiotto. Per leggere il concetto della giornata CON-DIVISIONI, vai alla pagina dell'evento.

Gli artisti che hanno partecipato alla performance: Giada Bianchi (io), Hildegard Schweizer Brenni, Gabriela CarbognaniMicha DalcolAl FadhilManuela Petraglio, Gianmarco Torriani.

Con-divisioni

Una performance artistica a più mani, una giornata evento da non mancare!

11 giugno 2016

CONCETTO:

La condivisione è prendere una parte di sé e lasciare che si unisca ad altre formando un’identità nuova, diversa dal suo principio ma simile, unica anche se composta da più unicità. Se il “con” unisce il “dividere” separa, e sarà proprio questo lo spirito della giornata dove gli interventi prima si uniranno per divenire a loro volta separati, in un moto continuo fra singolo e insieme, fra piccolo e grande, fra pezzi e intero… come un respiro, come qualche cosa che prende vita.

PERFORMANCE:

Alcuni artisti (persone che indagano e si indagano attraverso l’espressione artistica) si metteranno in gioco per creare un’opera comune. Sarà messa a disposizione una tela di 1,5 metri di altezza per 10 di larghezza; l’intenzione non sarà quella in cui ognuno dovrà riempire un segmento ma che stili, tecniche e interventi diversi si uniscano in un’opera singola. 

GLI ARTISTI:

Giada Bianchi @
Hildegard Schweizer Brenni
Gabriela Carbognani @
Micha Dalcol @
Al Fadhil @
max fONTANA @
Manuela Petraglio @
Gianmarco Torriani 

UNA PARTE DI TE:

In questa manifestazione anche gli acquirenti saranno coinvolti in questo ruolo con-diviso. Chi deciderà infatti di comperare un pezzo di tela prima ancora che questa venga eseguita, creerà una sorta di performance nella performance. Acquistando un ticket, che in questo caso corrisponde a un pezzo di tela (due dimensioni a scelta), lascerà a disposizione d’altri una parte di sé, permettendo a quest'ultima di fondersi con l’esperienza. Entro la fine del mese di giugno il segmento dell’opera dalle dimensioni desiderate verrà inviato al legittimo proprietario correlato dal certificato autografato dagli artisti. La scelta del settore della tela avverrà casualmente tramite estrazione, lasciando ideologicamente decidere al dipinto la persona da cui desidera andare. 

VAI ALLO SHOP:

Il ricavato ottenuto dalla vendita delle tele andrà interamente devoluto al progetto SAMBI Mendrisiotto, dedicato alla prevenzione degli infortuni pediatrici operando direttamente con gli allievi nelle scuole dell’infanzia ed elementari, nonché a formare cittadini e aziende alle tecniche del primo soccorso, azioni indispensabili per la sopravvivenza e la qualità di vita della persona colpita, soprattutto in caso di arresto cardiaco.

Tutti gli artisti partecipano alla performance senza ricevere compensi.

Sarà possibile assistere al pomeriggio in cui l’opera verrà creata, periodo in cui saranno aperti anche una mostra collettiva degli artisti e un piccolo bar.

Dalle 16 musica con il gruppo Jazz Lounge Quartet, in serata aperitivo offerto.

LOCATION:

Grazie alla generosità e accoglienza degli attuali proprietari, la performance potrà svolgersi in uno stabile industriale di grande fascino e storia come l'Ex camiceria in Via Mastri Ligornettesi 25, 6853 Ligornetto.

 

ORGANIZZATO DA:

Giada Bianchi in collaborazione con Fabiana Lazzereschi, Tita Lurati e Claudia Carpinelli. 
Video by ck2.

 

CONTATTO:

Giada Bianchi
+41 79 351 65 74
info@giada.ch