Qui è quando dico che quest’anno — che è stato soglia e torre, in bilico fra il non so e il crollo di molte cose — il linguaggio del mondo mi è apparso con una limpidezza nuova. Sto parlando della risonanza.
Il mio legame con il mondo passa decisamente da lì. Nel senso che più ti avvicini a te, più puoi avvicinarti al mondo. Più impari a conoscerti, più cominci a riconoscere ciò che ti circonda. Più trovi il tuo senso, più diventa possibile incontrare anche quello del mondo — o della vita, della montagna, dell’amore. Funziona allo stesso modo.
Questo però non significa ripiegarsi su di sé. Non è un pensare solo a sé stessi, ma un divenire sé stessi: incarnare sempre di più la propria nota, affinché possa vibrare in modo limpido.
Ognuno, credo, è come il diapason di una nota ancora ignota, che si scopre solo diventandola, passo dopo passo. E questo implica due movimenti insieme: scendere e aprirsi. Andare in profondità e restare in relazione.
Perché la risonanza è sempre relazione.
Se non c’è relazione, è altro.
Ma quando c’è, significa fare mondo, assieme.
Ecco. Questo, in sintesi, è stato il mio 2025.
Lieti momenti nel 2026
Giada
