#UNIVERSUS

#UNIVERSUS - Immagini abbinate ai racconti scritti

#UNIVERSUS, è una people-maps nata dai racconti dei luoghi del cuore dalla gente. In questa occasione ho dato la possibilità di partecipare alla creazione del dipinto anche attraverso testimonianze scritte, le quali hanno contribuito alla sua generazione ma non risultano nei file audio che accompagnano l’opera.

L'esperimento mi ha permesso di comprendere una volta in più l'importanza della voce, portatrice di un mondo emozionale, unico e straordinario quanto la persona che lo evoca esprimendolo.

Di seguito trovate quindi quanto letto ma non ascoltato, a cui ho abbinato immagini della mia regione (l’Engadina) a dimostrazione che la condivisione non solo è in grado di avvicinare ma anche di ampliare, conquistare e dilagare arricchendo il territorio dell’esperienza altrui.

BUONA LETTURA

È di ogni autore la scelta di apparire in forma anonima o firmata.

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Tiziana Meccia: “il vento soffiava leggero e con il suo calore sfiorava i nostri visi. La sabbia sottile accarezzava i nostri corpi e noi, rapiti da un’atmosfera quasi onirica, ci siamo ritrovati  in un mondo senza tempo, senza pensieri e preoccupazioni. Il deserto ci ha resi più consapevoli della bellezza e unicità della vita”.

Anonima: “ll posto che ho nel cuore è il Monte Laura, sopra Roveredo, dove salgo per rigenerarmi da più di 66 anni. Lì mi sento libera, e i contatti con le altre persone sono più intensi che non in città. Ho condiviso tante estati felici da bambina, con mio marito, i miei figli e i miei nipoti”.

Anonimo: “Il mio universo si trova su un lago ghiacciato. È un posto che non sembra vero, eppure lo è. Il crepitio della neve sotto i piedi… e l’orizzonte che mhmm... è fatto solo per sognare...”

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Gabriella Supertino: ”Un po' anima antica amo camminare e avvolgermi nella natura che identifico in particolare sui monti, un po' lupa attraverso boschi a cercare nuovi orizzonti, un po' aquila anelo alla roccia per permettere alla mia anima di spiccare il volo. Sempre i battiti del mio cuore impazzano al nuovo cammino, al primo passo, all'invitante sentiero. La fatica, la sosta, l'ascolto, l'abbraccio, i ciottoli, i rami, il cielo sanno confortarmi. Gli occhi cercano sino a che, tra la roccia, uno spazio cheta il mio cuore. Il mio corpo respira, l'anima si libra”.

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Lorenza Bonazzoli: “La baia è grande e incantevole e circondata da suggestive scogliere e da una serie di falesie, l’acqua è incontaminata, la sabbia morbida come un manto di velluto nero. Non esiste scenario migliore per fare pace coi mondi, quello fuori e quello dentro di noi, e per sedersi in raccoglimento, a immaginare che se sulla nostra terra dovesse esistere un luogo incantato dove Dio incontra gli uomini, ebbene, quel luogo sarebbe proprio qui. E cosa potrebbe raccontare Dio agli uomini in un luogo incantato? Favole, naturalmente!”.

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Carmen Corbo: “Luoghi e panorami bellissimi ne ho visti tanti, ma il mio “angolino speciale” è un ponte... un semplicissimo ponte. Un ponte particolare, e forse oggi ancora più speciale perché non esiste più. 

Purtroppo la frana di ormai quasi due anni fa, se l’è portato via…. ma in fondo non conta la forma, conta la posizione e il suo significato. Oggi al posto del vecchio ponte di granito, c’è un bellissimo ponte sospeso, un po’ traballante questo è vero, ma una vera avventura e divertimento attraversarlo!  Oggi è diventato un simbolo di rinascita e ricostruzione. Uniti si vince. Attraversarlo è stata una “rivincita”.  Forse per questo, gli anziani del paese, senza troppi problemi hanno fatto a gara per passare per primi!

Come dicevo, un ponte che unisce. É il punto di incrocio esatto di due paesi, ma anche di due valli, le “mie Valli”. Val Bregaglia e Val Bondasca. Adoro stare su quel ponte perché l’aria che scende dalla Val Bondasca è speciale. Il suo profumo è speciale. Se chiudi gli occhi puoi sentire distintamente l’odore di resina dei larici misto a quello delle rose alpine. L’aria sempre fresca e frizzante che ti fa rabbrividire per un attimo, ma subito dopo ti fa stare bene.

Anche nelle calde giornate estive, su quel ponte è sempre ventilato. Da quella posizione non vedi nulla di particolare, solo una stretta gola in cui senti risuonare tra salti e cascate il torrente, che nasce e scende dagli antichi ghiacciai poco distanti da quel punto. Quella gola alta e stretta a cui sono legate tante storie e leggende del paese, storie “magiche” che usava mia nonna per farmi addormentare da piccola! 

Ma quello che più mi affascina di quel posto è proprio il profumo di quell’aria. Odora di vette maestose, dalla cui cima ho conosciuto la sensazione di poter dominare…. non il mondo…. ma me stessa! Quel muro naturale di granito che divide Italia e Svizzera, ha un profumo tutto suo che riconoscerei ovunque. 

Su quel ponte, “non vedi”, ma senti arrivare in quell’aria, tutta la forza di quei giganti di granito. Senti la loro presenza, sempre. Per me è un concentrato di libertà, timore, determinazione e rispetto. Questo è sempre stato sin da piccola, il mio “rifugio” da qualsiasi problema o pensiero”.

Anonima: “Ho cercato in lungo e in largo, ma non sono riuscita a trovare un luogo dove sentirmi totalmente bene. Ovunque mi trovi se sono in comunione con Gesù tutto diventa meno ostile, e la vita è vita”.

Anonima: “Il mio luogo sono le colline intorno al mio lago. Alla giusta altitudine, fra il blu del lago e l’azzurro del cielo sento la sicurezza e la forza delle mie verdi montagne. Qui trovo l’energia per guardare lontano, illuminata dalla luce del sole che brilla sulla superficie dell’acqua così come nel mio cuore”.

ASCOLTA LE VOCI DELLE TESTIMONIANZE AUDIO

UNO SGUARDO SU #UNIVERSUS

#UNIVERSUS - Voci, testi e immagini abbinate alla Clip 4

Ascolta una parte delle voci che hanno dato vita a #UNIVERSUS, la people-maps nata dall’ascolto dei luoghi del cuore raccontati dalla gente. Ogni voce ha generato un tratto/composizione/colore nel dipinto, divenendo spazio fisico, luogo da incontrare, conoscere, esplorare e da cui lasciarsi, di conseguenza, scoprire.

Questa è la clip 4 di 4. L’audio è accompagnato dalla trascrizione integrale della testimonianza, a cui ho abbinato immagini della mia regione (l’Engadina) scelte ascoltando quanto ricevuto, a dimostrazione che la condivisione non solo è in grado di avvicinare ma anche di ampliare, conquistare e dilagare arricchendo il territorio dell’esperienza altrui.

Buon ascolto:

TRASCRIZIONI

È di ogni autore la scelta di apparire in forma anonima o firmata.

Anonimo: “È una piccola insenatura di Posillipo. Mare chiaro, dove il mare è sempre pulito perché c’è un’antica sorgente di acqua dolce, infatti si chiama “pozzillo”, l’insenatura, che lo rende sempre trasparente. E qui ad occhi chiusi spesso mi metto ad ascoltare il mare. Perché il mare parla, eia vento trasporta tanti messaggi. E quando senti poi le labbra bagnate dalla salsedine perché ti bagna il volto, ci manca solo un po’ di Tequila e un po’ di limone e poi è perfetto”.

Fabiola Bardon: “Quest’idea mi ha subito mandato in un luogo a me molto caro, che purtroppo si trova dall’altra parte del mondo. Qualche anno fa sono andata alle Hawaii; è un posto che mi ha ricaricata, appena arrivata lì ho pensato “sono a casa”. Sono quei luoghi che ti fanno stare bene fin da subito, ti danno l’energia di cui hai bisogno in quel momento, dove da qualsiasi parte guardi vedi meraviglie, e quando son tornata a casa ero un’altra persona.

Potrei parlarti dell’isola più grande, dove c’è un vulcano attivo su cui puoi andare, su su fino in cima, e vedere tante stelle come non le hai mai viste prima; è un puntino unico, ci sono miliardi e miliardi di puntini come qui da noi non vedi mai, sembra impossibile vedere così tante stelle in una volta. E quando sei al mare vedi pesci colorati, delfini, anche le balene ma nel periodo in cui ero io non c’erano, le mante, e ti lasci coccolare dall’acqua calda e mhhh…o mamma mia… sto sognando…”.

Luca Macciachini: “Montagna. Montagna verde e bianca, dove veramente capisci che un paradiso esiste. Non ha importanza se è un luogo fisico o la dimensione di uno stato d’animo. 

Il cammino. Il cammino della fatica esistenziale che si tramuta in buon umore. Umore mentale, godereccio, sei sensi ma anche dello spirito. Ogni passo rasenta la follia, che è la più pura delle saggezze. E il tuo respiro, il respiro che si confonde nel blu del cielo, del giallo sole che si riflette sul verde o sul bianco, e ogni passo è diverso. Case. Case naturali, perché naturale è la gente che è lì, e capisci che veramente il cerchio si chiude nel paradiso che trovi. Montagna. Montagna bianca, verde, azzurra, gialla, e sei tu”.

Anonima: “Il posto che vorrei raccontare è il mio corpo, dove nella testa c’è un gran casino che crea il caos attraverso delle convulsioni. L’esterno mi sembra così pieno di vita e avrei tanta voglia di riuscire a prenderla… è tutto così bello…”

Anna Di Leo: “Ti parlerò di un giardino. Immagina di andare oltre a un cancello molto grande e di trovarti in un corridoio lungo, completamente in ombra, dove sulla sinistra c’è una macchia azzurra, di un azzurro intenso: sono le piante di ortensie. D’estate quando la luce è forte questo azzurro diventa quasi blu, e nell’ombra questo azzurro, questo blu, risalta moltissimo: è molto bello attraversare questo piccolo corridoio. In fondo giri sulla destra e passi sotto un arco in pietra, ed entri nel giardino. Sulla sinistra ci sono una vasca di pietra e un pozzo. Sulla destra c’è la casa, in fondo ci sono le aiuole con dietro un muro verde completamente ricoperto di edera.

Cammini verso il muro poi giri sulla sinistra, e cominci a scendere una piccola strada in discesa, dove sulla sinistra trovi un gazebo grande, completamente in ferro battuto, e dall’alto piovono fiori di glicine: azzurri, viola, bellissimi. D’estate è completamente piena, è una cupola colorata piena di questi grappoli, e sotto c’è un tavolo in pietra con tutto intorno un sedile su 3 lati dove la sera le persone che abitano la casa vanno a cenare.

Più avanti il giardino si apre verso il paesaggio, e quello che vedi è il mare, e se te lo vuoi godere ti siedi su un lungo sedile in pietra che corre parallelo a questo muro. Dietro e sopra di te ci sono due enormi palme che fanno ombra, e sotto crescono oleandri rosa e bianchi. 

Di giorno sono la casa delle cicale, è assordante il rumore che fanno, però la sera, quando il sole cala, stanno zitte, e allora ti puoi sedere su questo sedile lunghissimo e in pace, nel silenzio, ti guardi questo spettacolo meraviglioso del mare e delle isole Eolie; si vedono quasi tutte.

Più si fa sera più vedi le luci brillare, le vedi sopra di te perché ci sono le lucciole, poi le vedi davanti a te, sono le luci dei paesini che sono sotto, nella vallata, e poi in fondo le luci sono sul mare, proprio sopra, perché d’estate ci sono le lampare, le barche con una grande lampada montata a prua che serve ai pescatori per pescare di notte. E se guardi bene, proprio lontano sul mare, vedi una luce rossa, piccola piccola, è Stromboli.

Stromboli è sempre attivo; alla mattina puoi vedere il filo di fumo che sale dal suo cratere e la sera vedi il rosso della lava. 

In questo giardino meraviglioso sono stata seduta tante tante tante volte, da bambina; è il giardino del mio cuore, il giardino della mia infanzia, il giardino dei miei nonni”.

Anonimo: “Il mio luogo è un bosco in Cile. Mi piaceva salire sugli alberi di eucalipto e rincorrere i passeri, da un ramo all’altro saltando insieme a loro. Salivo proprio in cima, cosa pericolosissima perché in Cile raggiungono i 20 metri d’altezza. Quella sensazione di libertà però era stupenda, bellissima; poter essere in simbiosi totale con gli alberi, la natura, gli uccelli, vedere che io non ero una figura che li poteva spaventare ma stavano vicino a me, giocavamo assieme. 

Essere in sintonia con la natura crea questo effetto, dove tutti siamo uniti da qualche cosa di bello e non ci facciamo paura. Questa è l’immagine bellissima che ho in testa, per sempre”.

Ursula Fontanella: “Negli anni ’90 vivevamo a Viganello su una via molto trafficata. La casa aveva un pergolato su cui cresceva uva americanella molto vecchia, e assieme ad altri 4 amici ci è venuta l’idea di fare il vino o insomma, quel che ne è uscito. Sull’etichetta della bottiglia abbiamo scritto:

“Uva stentatamente maturata ai suffumigi della frontiera via, ricca di tossicità e monossido di carbonio, amorevolmente vendemmiato in extremis nel vetusto podere di Viganello. Trattato con pigiatura pedemontana aulentum rurale. Vino invecchiato in pregiate damigiana plastico-vetrate e imbottigliato direttamente nel garage dei produttori/consumatori Font-Bor-Mel, viticoltori dal 1990 e fornitori di futuri Reali e Papi. Prodotto in quantitativo quasi sufficiente: nr. 35 bottiglie. Nettare prevalentemente da bere e golosamente custodito nel polveroso sottoscala. Lo si beve in compagnia. 750 ml/super 90 ottani”.

Ho conservato un paio di queste bottiglie per il piacere dei momenti in cui l’abbiamo prodotto, e per me non c’è mai stato divertimento più grande. In seguito abbiamo lasciato quella casa, ma il ricordo di quell’amicizia e del grande attaccamento che c’era tra noi “produttori di vino” è rimasto intatto”.

#UNIVERSUS - Voci, testi e immagini abbinate alla Clip 3

Ascolta una parte delle voci che hanno dato vita a #UNIVERSUS, la people-maps nata dall’ascolto dei luoghi del cuore raccontati dalla gente. Ogni voce ha generato un tratto/composizione/colore nel dipinto, divenendo spazio fisico, luogo da incontrare, conoscere, esplorare e da cui lasciarsi, di conseguenza, scoprire.

Questa è la clip 3 di 4. L’audio è accompagnato dalla trascrizione integrale della testimonianza, a cui ho abbinato immagini della mia regione (l’Engadina) scelte ascoltando quanto ricevuto, a dimostrazione che la condivisione non solo è in grado di avvicinare ma anche di ampliare, conquistare e dilagare arricchendo il territorio dell’esperienza altrui.

Buon ascolto:

TRASCRIZIONI

È di ogni autore la scelta di apparire in forma anonima o firmata.

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Sabina Abbinante: “Il mio posto del cuore sono le strade, i cammini, quelli che permettono sempre di cambiare paesaggio e vita, di avanzare sempre nel nostro percorso per migliorarci. In questo momento mi sento così: di iniziare un nuovo cammino per stare bene”.

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Anonima: “Il mio luogo sono le colline. Le trovo commoventi, e mi è capitato spesso di piangere davanti a dei paesaggi collinari. Mi vengono in mente quelle delle Langhe in Piemonte, o in Toscana, ma anche le colline vicino a Lugano o fuori Locarno... questi paesaggi così languidi, così erotici, così dolci, e talvolta completamente non disegnati, dove si vedono delle linee che si sovrappongono, con dei confini e dei contorni che non sono netti. Questi paesaggi sono i miei luoghi; non le alte cime, non necessariamente il mare ma, soprattutto, le colline”.

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Diaolin: el cant de la val…

“el vèn su da le giàre de l’Avìs
sgolando sora i cròzi ‘n smöia fondi
e ‘ntant  la se fa sbòfa  l’aqoa ciàra
via ‘n mèz a qoéi maròchi smondoladi
lasando fis en zìfol šut de vènt
desmìšiar för pu vìo ‘l mè šòn sgaùš

a tonde, el par l’arnai co l’òcio ‘n pàiša
ma vedo che ‘l se leva ‘n vèrs al sol
postandose soléo su l’aria tébia
cunà come che ‘l fus en fior de néo
e pò sfantàrse dolc’ ‘n de ‘n cant soliènt
che ‘l fa fermar la val sora ‘l sušùr

l’è vozi de le peš che se lamenta
misiade ala remor del bosch che sgnìnfa
e slòiche de marsoni che i ghe tende
a ‘n merlo ‘mpasionà sul témbel nét
e canta tut ensèma ‘l nìo scondù
fintant che ‘l sol se sconde e pòlsa ‘l  vent”.


Sale dai ghiaioni dell’Avisio
volando sopra le rocce immerse nell’acqua
e nel mentre l’acqua chiara diventa schiuma
passando in mezzo ai sassi smussati
lasciando intenso un fischio asciutto di vento

che mi risvegli da un sogno svuotato
girando, sembra un falco con l’occhio vigile
ma noto che si innalza libero al cielo
appoggiandosi leggero sull’aria tiepida
cullato come fosse un fiore di neve
per poi sciogliersi dolcemente in un canto solingo
che ferma la vita della valle sull’attimo

sono le parole dei pesci  che si lamentano
mischiate al rumore del bosco che singhiozza
e racconti di marsoni che fanno la veglia
ad un merlo appassionato sul sorbo ancora nudo
e canta tutto insieme il nido nascosto
fino a che il sole si nasconde ed il vento riposa”.

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Anonima: “Come luoghi dell’anima io metterei due cose: panchine e finestre, perché servono per guardare e conoscere ma anche per immaginare. Come panchina posso dirti quella di Torentino, dove da ragazzina ci stavo seduta perché odiavo stare lì. Oppure quelle delle pinete quando andavo al mare, quelle di una piazza dietro casa dove ogni tanto vado d’estate quando il sole sta morendo, quella davanti alla scuola dove abbiamo fatto la fotografia con le professoresse quando mi sono diplomata o quelle dei corridoi universitari, quando aspettavo prima di entrare per un esame.

E poi abbiamo le finestre: quella della casa di Torentino che si affaccia su una piazza antica della cittadina, e da lì vedo una chiesa sconsacrata e le colline marchigiane, belle, verdi, dove si possono immaginare le storie e da cui arrivano nuvole che sembrano draghi, fantasmi e animali che volano. Su questa piazza inoltre, prima del terremoto, le persone si incontravano e vociavano, creando come un nuovo linguaggio e sembrava danzassero, perché si spostavano mentre parlavano. Poi c’è la finestra della cucina di casa a Roma, dove vedo degli alberi e la vita nei palazzi di fronte, e le persone più vicine sembra quasi di conoscerle anche se in realtà conosci solo il loro viso, le loro espressioni, le senti parlare e discutere.

E poi ti racconto una cosa che sembra triste ma non è così. C’era un albero proprio sotto casa che in autunno, quando ingiallivano le foglie e apparivano frutti arancioni, si riempiva di pappagalli verdi. Roma è piena di questi uccelli, e arrivavano come una flottiglia di aerei starnazzando tutti assieme: era una nuvola colorata meravigliosa, poi però l’hanno buttato giù. Ora questo spazio è rimasto vuoto ma io l’albero lo saluto comunque tutte le mattine, perché credo che la sua anima sia rimasta lì”.

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Anonima: “Io non ho un luogo particolare, penso che tutti i posti visitati rimangano un po’ nel cuore. Il bosco però è un luogo in cui mi sento bene, mi fa sentire a casa, in pace con me stessa. Quando sono disequilibrata o non sono in forma il bosco mi aiuta tantissimo. Quindi il bosco, le piante che ti accolgono, che ti abbracciano e che ti danno energia sono una cosa fantastica, che mi fa stare bene”.

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Anonima: “Un luogo che mi sta particolarmente a cuore è un posto balneare, al mare, in Italia: è Rimini. Ci sono praticamente cresciuta; dai 2 fino ai 18 anni ci andavamo per 10 giorni tutte le estati con la famiglia. Io la adoro, e con chi ne parla male mi arrabbio perché ho sempre trovato gente molto cortese, si mangia bene, sono corretti e gentili, si sanno divertire ma anche fare le cose serie. 

Rimini per me è tornare a casa. Dovessi andarci da sola probabilmente mi sentirei tranquilla perché conosco sia la zona che la gente. Ogni anno quando torno mi riconoscono, mi salutano, mi chiedono come sta la famiglia, la mamma eccetera. Ci sono andata da piccola, da adolescente, da adulta, da sposata e in seguito con il marito e i figli. È un posto che trovo molto vivibile in generale, quindi per me un posto a cui penso volentieri e mi scalda il cuore è Rimini”.

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Roberto Rivola: “In questo momento vedo un bel castello, un elicottero sta passando davanti al Piz Mezdì, vedo la funivia del Corvatsch, un magnifico lago gelato è davanti a me e su cui passerò fra poco con gli sci di fondo andando verso Sils. Vedo anche la Margna, il Piz Julier, il Piz Nair, Corviglia e più in là non riesco a vedere perché c’è davanti una collinetta. È una giornata fantastica, sole splendente, e spero che tutto questo bianco e questo blu possano avere un riscontro in un pezzettino del quadro”.

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Alessandro Mazzeo:

… Se solo "piovesse",
nonostante l'ineluttabile  calore
soprassedendo ai tremori, ai timori,
… sino alle viscere,
nonostante non si riesca domarle,
nonostante non si riesca a donarle,
nonostante le  "infuocate" pulsioni,

… Se solo il TemporAle ,
nello "Stretto" necessario. - AM

« (…) ma ecco, all'improvviso,
Sprofondarono sensi e pensieri,
(…) E un abisso senza confini
Si spalancò: (…) »

Ed ora uno sguardo sul dipinto generato dai racconti:

#UNIVERSUS - Voci, testi e immagini abbinate alla Clip 2

Ascolta una parte delle voci che hanno dato vita a #UNIVERSUS, la people-maps nata dall’ascolto dei luoghi del cuore raccontati dalla gente. Ogni voce ha generato un tratto/composizione/colore nel dipinto, divenendo spazio fisico, luogo da incontrare, conoscere, esplorare e da cui lasciarsi, di conseguenza, scoprire.

Questa è la clip 2 di 4. L’audio è accompagnato dalla trascrizione integrale della testimonianza, a cui ho abbinato immagini della mia regione (l’Engadina) scelte ascoltando quanto ricevuto, a dimostrazione che la condivisione non solo è in grado di avvicinare ma anche di ampliare, conquistare e dilagare arricchendo il territorio dell’esperienza altrui.

Buon ascolto:

TRASCRIZIONI

È di ogni autore la scelta di apparire in forma anonima o firmata.

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Paola Rezzonico: “Tracce, passi come piccole V lungo il sentiero.
Bianco il silenzio, spazio a 22 tornanti. 
Lassù la salita, un paese.
Piccole e grandi le case, si ammucchiano strette al freddo.
Il vento scivola nella piccola Via Barca.
Un campanello, due nomi; finisco con la “O”.
La porta si apre; davanti la scala, dove passi infiniti accolgono”.

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Riccardo Lurati: “Il luogo a me più caro si trova in Normandia. È un piccolo paese dal nome Gonfreville, in cui sono nate mia mamma e mia nonna, e anche se adesso non ci sono più parte delle mie emozioni, sensazioni e del mio cuore è rimasta là. Mia nonna è arrivata in Svizzera per amore, ma per una serie di vicissitudini e disgrazie ha dovuto vivere in manicomio per l’intera vita. 

Dopo tanti anni ho voluto ripercorrere questo viaggio della memoria, e riuscire a vedere quei luoghi meravigliosi e quel mare incantevole mi ha trasmesso una pace assoluta. L’ho voluto fare da solo perché ho voluto riportare un pezzo della sua vita  laddove non ha potuto più tornare; il tutto era successo durante la 2a guerra mondiale, quindi anche le frontiere erano chiuse, perdendo completamente i contatti con i suoi famigliari”.

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Monica Bonaventura: “A volte i ricordi fiondano all’improvviso, e come un mosaico riordiniamo ciò che abbiamo vissuto: le emozioni, i profumi, i colori, le sensazioni. Ricordo quando da bambina i miei genitori erano soliti portarmi di domenica, nelle prime giornate di primavera, a visitare il parco di un’immensa villa veneta: Villa Pisani, ora diventata museo nazionale, e lì ci si portava una coperta per potersi sdraiare nel grande parco che circondava un’estesa vasca, con all’interno dei vari tipi di pesce. 

Ricordo con serenità la spensieratezza di quei giorni con mamma e papà, il calore del sole che mi scaldava, stesa con il naso all’insù a guardare le nuvole che spesso il vento faceva muovere sinuosamente nel cielo, di un azzurro tenue, ma limpido.

Ricordo ancora il profumo di quell’erba tagliata, dei fiori di campo, in particolare le margherite, che immancabilmente raccoglievo per strappare petalo per petalo al suono di “m’ama non m’ama”.

Mi piaceva addentrarmi nel labirinto che costeggiava le alte mure della Villa per raggiungere nel centro la scala, da dove potevo ammirare la campagna vicina e il fiume che passava. Fra corse e risate il tempo scorreva veloce, ma era così bello aspettare il tramonto e poi tornare a casa stanchi ma inebriati di quel tempo passato. 

Ripenso a quei giorni, a quando ero piccola. Tutto sembra così lontano, ma è talmente vivo il ricordo che sento ancora le voci e il profumo di quell’erba”.

Anonimo: “Il mio luogo è il lago, il mio lago. Lo vado a trovare tutti giorni, estate e inverno, e in primavera, e anche in autunno. Mi aspetta; è sempre diverso, sempre con la stessa forza. 

Ho sognato che quel lago era mio; lo avevo ricevuto in eredità e avevo investito tutti i miei soldi per liberarlo dalle cose brutte che gli uomini gli avevano costruito intorno. Era mio, faceva parte di me e ne ero geloso. Concedevo solo a pochi intimi amici di venirlo a trovare assieme a me; lui ogni giorno mi aspetta”.

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Angela Elia: “Questa è la mia spiaggia. A pochi chilometri dalla mia città, eppure quasi sempre deserta. Probabilmente perché non è alla moda, non è facile da raggiungere o forse anche solo perché troppo spoglia. Senza stabilimenti, bar, musica, gente. Qui rinasco, ascolto la voce del Mare e del bosco (alle spalle della piaggia c’è una macchia mediterranea). Inseguo in acqua branchi di piccoli pesci divertendomi come una bambina. Respiro veramente la mia terra (il Salento) che io trovo bella solo quando è spoglia di tutto il resto.

Anonimo: “Una volta di più sono qui allo Stallazzo. Si chiama così perché anticamente era una stazione di Posta. Praticamente i cavalli che trainavano i barconi lungo il fiume dell’Adda qui trovavano rifugio, e c’era anche un ostello con cucina e camere per riposare. Esistono ancora le stalle ma senza i tetti, e nel corpo principale si trova questo Stallazzo. È gestito da una cooperativa sociale e vengo qui spesso a mangiare; mi ritrovo tra amici, è gestito da persone della mia età e piano piano, col tempo, abbiamo fatto amicizia. L’ambiente è molto familiare. Si mangia molto bene e in definitiva sono fuori, in mezzo alla natura, lontano da tutto e tutti ma vicino a queste persone che mi fanno stare bene".

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Clarissa Semini: “Son qui, avvolta dalle montagne della Mesolcina e mentre sospiro e le guardo penso che sia proprio questo il mio universo. Questa valle, queste montagne che mi hanno portata qui, che mi hanno fatto scegliere di lasciare il Ticino e venire ad abitare qui sapendo che era qui il luogo in cui creare il mio spazio lavorativo, dove poter accogliere altre persone.

E poi chiudo gli occhi, baciata dal sole che mi riscalda il cuore e improvvisamente appare davanti a me un lago. Cerco di capire che lago sia e rimango molto sorpresa dell’accorgermi di essere seduta di fronte al lago Titicaca, quasi 20 anni fa, e quindi mi lascio trasportare da questa sorpresa, da questa onda che mi porta in questo luogo lontano, e osservo come questo lago sia ancora profondamente dentro di me nonostante sia passato tanto temp e nonostante quel viaggio non mi sia piaciuto per niente.

A distanza di quai 20 anni mi rendo conto o più che altro emerge come tutto il significato di quel viaggio sia stato l’incontro con quel lago e con le sue due isole: L’isla del Sol e l’isla de la Luna. Nasce dentro di me questo mistero che mi ha portata a camminare, ad appoggiare i piedi prima nell’acqua del lago Titicaca, attraversarlo, navigarci sopra e camminare sulla terra dell’isla del Sol guardando poco più in là l’isla de la Luna, e come tutto questo magicamente in qualche modo si sia intrecciato dentro di me e abbia messo un sigillo su quelli che sarebbero stati i miei passi a venire, allora assolutamente sconosciuti.

Mi sto rendendo conto di quello che sto dicendo solo adesso, mentre ne parlo, di come si sia intrecciato già allora una sorta di codice che mi avrebbe accompagnato. Questa unione fra il sole e la luna, fra il maschile e il femminile dentro di me, cullata dalle acque di un lago meraviglioso che per me rappresenta la madre. In questo momento mi commuove perché sta prendendo un senso, questa visione anni dopo, ed è proprio il momento in cui probabilmente anche dentro di me questa cosa si sta talmente espandendo che sta diventando più chiara nella mia visione. 

Riapro gli occhi e mi ritrovo di nuovo tra le valli, le montagne e gli abeti della Mesolcina e mi viene da sorridere accorgendomi come il mio universo sia io stessa, sia il mio corpo, sia il mio saper proseguire come anima incarnata tra le meraviglie di questa terra. Concludo con una frase, un’intuizione giunta 2 o 3 anni fa mentre stavo facendo un’esperienza in un seminario nel quale stavo lavorando proprio sulla mia nostalgia di casa, sulla difficoltà di trovare casa, di sentirmi a casa, e in quell’istante a un certo punto, passeggiando, ho sentito una voce, come un sussurro che mi diceva “tu sei casa” e questo ha dato la svolta al mio proseguire”.

Ed ora uno sguardo sul dipinto generato dai racconti:

#UNIVERSUS - Voci, testi e immagini abbinate alla Clip 1

Ascolta una parte delle voci che hanno dato vita a #UNIVERSUS, la people-maps nata dall’ascolto dei luoghi del cuore raccontati dalla gente. Ogni voce ha generato un tratto/composizione/colore nel dipinto, divenendo spazio fisico, luogo da incontrare, conoscere, esplorare e da cui lasciarsi, di conseguenza, scoprire.

Questa è la clip 1 di 4. L’audio è accompagnato dalla trascrizione integrale della testimonianza, a cui ho abbinato immagini della mia regione (l’Engadina) scelte ascoltando quanto ricevuto, a dimostrazione che la condivisione non solo è in grado di avvicinare ma anche di ampliare, conquistare e dilagare arricchendo il territorio dell’esperienza altrui.

Buon ascolto:

TRASCRIZIONI

È di ogni autore la scelta di apparire in forma anonima o firmata.

Anonimo: “Il mio posto preferito si trova in riva al fiume, a Tenero, dove si sente proprio il rumore dell’acqua, e nient’altro. È un luogo in cui vado spesso anche d’inverno; mi butto nell’acqua e dimentico tutto il resto”.

Simona Settembre: “C’era questo albero sul quale io, da maggio a settembre, passavo almeno 2 ore al giorno con picchi di 4/5 quando c’erano le ciliegie, e ci portavo sopra le peggior cose: radio, coperta, ciotola, un cuscino e un album da disegno; lì ho imparato a disegnare le foglie. L’ho sempre fatto, dai miei 7 anni fino a quando son partita dal paese, a 17. 

Ci son tornata l’estate scorsa dopo 15 anni, a questo albero che stava in mezzo ai campi, e ci sono salita. La cosa strana è che quando ero piccola nessuno mi notava, e di lì passavano tantissimi contadini, era un via vai di biciclette, di carretti , di asinelli e muli, ma questa volta il primo contadino in bicicletta che è passato mia ha notata, e la cosa mi ha fatto un effetto strano, come essere diventati visibili nell’invisibile che è stato abbandonato negli anni.

Questo è il mio luogo più caro. Probabilmente non lo rivedrò mai più come prima, ma l’albero continua a regalarmi la sua grandezza: sembra non crescere, non perde rami, è sempre uguale eppure tutto è totalmente diverso”.


Salvatore Berlingieri: “Contemplava il tramonto con tutti i suoi colori, e nel cogliere il fatidico raggio verde, nell’attimo fuggente in cui si assiste al ritorno del sole che sembra calarsi nelle profondità marine, si ripeteva quella scena rigeneratrice dove i pensieri più romantici sono rivolti con particolare intensità alle persone più care, alle persone amate. Contemplava tutto ciò e, questa volta, prometteva a sé stessa che quell’ultimo bagliore di sole non sarebbe stato uno dei tanti altri. Quell’ultimo bagliore di sole era un arrivederci, Calabria”.

Anonima: “C’è un luogo incantato, a cavallo tra le province di Grosseto e Siena. Non è la montagna alpina legata alla mia storia personale, non ci sono i profumi che rimandano al mio concetto di montagna, ma è un posto che ho imparato a conoscere e ad apprezzare. Si tratta del monte Amiata, un angolo di mondo dove di tanto in tanto devo rifugiarmi.

Mi sorprende sempre come percorrendo pochissimi chilometri l’ambiente cambi radicalmente. Parto dal mare, dove lascio una temperatura mite, e attraverso la campagna toscana arrivo alle pendici dell’Amiata. Da lì inizio un percorso tutto in salita, che attraverso una strada tortuosa mi porta fino alla vetta. Tutto il percorso è circondato da meravigliosi boschi di faggi, una foresta incantata ricchissima di suggestioni e di silenzi. Sembra di entrare in una favola di elfi e troll. La bellezza delle foglie di faggio in autunno lascia senza fiato, e a terra si crea un fitto tappeto color rame e oro. 

Poi in inverno tutto si copre magicamente di bianco. La neve di questi giorni è abbondante e copre tutta la lunghezza dei rami, creando splendidi intrecci bianchi. Spesso la cima della montagna è circondata da una fitta nebbia, che crea un’atmosfera quasi mistica. Mi piace arrivare a piedi fino alla monumentale croce di ferro battuto che si erge sulla vetta. Anche questa è completamente imbiancata. Le fitte trame, ora, sono ricoperte da cristalli di ghiaccio. Purtroppo l’inverno sull’Amiata dura poco; presto tornerà la primavera, e con lei sarà nuovamente un tripudio di colori”.

Anonimo: “Quale luogo è migliore di quello che ti ha fatto crescere, di quello che ti ha preso adolescente e portato adulto? Questo è ciò che ha fatto la curva, anche se in realtà è un incrocio di 4 vie al centro del paese, dove tutti prima o poi devono passare. La curva è il luogo in cui sono nate le amicizie, quelle vere, quelle per cui basta alzare il telefono e ci sono, che anche se le hai perse sai che non svaniranno mai.

La curva è anche stato il luogo dei primi amori, delle cotte adolescenziali, dove inseguivi le ragazze con il motorino per riuscire a dirgli ciao o “dai fermatevi che facciamo quattro chiacchiere”. La curva era anche un luogo senza frontiere. Nel nord Italia degli anni ’80 c’era razzismo verso la gente del sud, mentre alla curva potevano fermarsi tutti. Ho ricordi di ragazzi appena arrivati che lì hanno trovato amici, persone che gli dicevano “benvenuto” e non “terrone” o anche peggio, come si sentiva a quei tempi. La curva è stato un luogo di ritrovo fisso, dove si riusciva ad andare tutti d’accordo”.

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Iris Stalder: “Il mio luogo preferito è una casa di vacanza direttamente sul lago di Costanza, il lago più bello d’Europa, almeno per me. Non potevo fare a meno di osservare in continuazione i mutamenti dell’umore del lago. Mattine dove lo specchio d’acqua era liscio con le onde appena percepibili e che all’alba annunciavano una splendida giornata. 

Non meno affascinanti erano però le onde imprevedibili che trasformavano l’acqua quieta in tempesta in un batter d’occhio. Onde minacciose con coroncine di schiuma bianca, e il cielo in mille sfumature di grigio.

Ma ciò che ho scolpito nella mente e nel cuore è una maestosa quercia di 200 anni almeno. Due rami giganti affrancati nella terra da sempre, dove io potevo sedermi come in una culla e lasciare libero sfogo ai miei pensieri, ai sogni, alle malinconie e perché no alle lacrime, e sono sicura che nascosti fra il folto fogliame qualche fata e folletto erano lì ad ascoltarmi”.

Mauro di Ge: “Vorrei raccontare il bosco dove porto il cane. Ormai è diventato un rito: la mattina presto lo porto a fare una passeggiata perché poi lo devo lasciare quasi tutto il giorno da solo, e anche se abbiamo il giardino mi piace stare un po’ con lui. Il tratto di sentiero vicino alla casa è uno spazio aperto, con sulla sinistra un muro a secco e sulla destra un prato dove a volte ci sono un poni e alcune pecore che dormono ancora, e da vedere sono veramente buffe; con la lana lunga sembrano dei pouf appoggiati in mezzo al verde. 

Poi si arriva al bosco che a quell’ora è molto scuro e non si vede quasi niente, eppure non fa paura malgrado da bambino del buio ne avessi. Una volta dentro gli occhi si abituano e inizi a vedere un po’ di ombre. Il sottobosco è ampio, pieno di foglie, e dalla campana di rami sopra la testa inizia a filtrare un po’ di luce nelle sfumature di grigio, a volte blu, altre un marrone molto slavato.

È un pezzo di bosco abbastanza lungo dove si sentono i rumori della natura che si sveglia. Poi si sbuca in un tratto aperto da dove, fra gli alberi, vedi il monte di fronte che fa una sella proprio nel punto da cui dovrebbe arrivare l’alba; in queste mattine ci sono varie sfumature di blu, da quello chiaro all’intenso notte, con ancora delle stelle bianchissime nel mezzo. Spesso guardando questa luce faccio qualche riflessione, magari scatto anche una foto e scrivo la pensata del giorno. Questo è un po’ il mio luogo non luogo, il posto dello spirito, dove mi ritrovo; è un luogo vero”.

Ed ora uno sguardo sul dipinto generato dai racconti:

#UNIVERSUS: intervista rilasciata ad Altro Spazio d'Arte

Grazie ai ragazzi di Altro Spazio d'Arte per l’interesse dimostrato a #universus, il dipinto nato dalle testimonianze dei luoghi della gente a cui, ricordo, potete partecipare anche voi attraverso l'invio di un messaggio vocale.

Tutte le info nell'articolo che sì, si trova sulla piattaforma di Zuckerberg oppure cliccando qua ma insomma, vi perdereste quanto ho raccontato loro ;-).

#UNIVERSUS: cosa accade durante la nascita di un dipinto

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#universus è nato, sta crescendo, e se da una parte ogni giorno acquisisce una forma fisica più concreta, dall’altra sta nel contempo dando vita a una presenza più sottile, sospesa e inafferrabile.

I luoghi raccontati non hanno un posto definito sulla tela, non sono tasselli di ricordi che vanno a unirsi ad altri al confine ma sono sparsi ovunque, un po’ come se fossero gocce di pioggia scese sì dalla medesima nuvola (una singola storia) ma che una volta giunte al suolo (il dipinto) si incontrano con quelle provenienti da altre nubi creando fin da subito interessanti flussi, improvvise pozzanghere e laghi spontanei.

E così accade che mentre riporto il ritmo dei tornanti di una strada questi diventino la silhouette di una duna del deserto, la cui forma accoglie il tramonto dal cui calore si può sentire il vociare delle persone intente a star bene allo Stallazzo, posto sulle rive del fiume Adda le quali sostengono i salti di un ragazzo in Cile impegnato a rincorrere uccellini in un bosco di eucalipti, la cui direzione porterà in una Normandia conservata per anni nel ricordo della follia, liberata ora dalla saggezza della fatica dei passi di montagna, la stessa su cui si sale da 66 anni percorrendo una scala che porta al piano superiore di una mano, quella necessaria a un corpo per afferrare la vita desiderata, nutrita da quel fiume che essa stessa è, fra le cui anse ci si può tuffare anche d’inverno per dimenticare tutto e diventare viscere, viscere che piovono su uno stretto contenente l’abisso di una malattia, dal cui squarcio si intravvedono panchine divenute ora isole delle Hawaii, toccate dalla foglia di un albero romano che non c’è più, come sparito è il ciliegio che fu anche se esiste ancora, e così via…

Ogni volta che aggiungo le forme e i colori suggeriti da una storia questi vanno a confrontarsi con ciò che è già stato steso in precedenza, generando nuovi racconti e nuove possibili esperienze, le quali mi accompagnano divenendo bussola creativa. E così accade che quando riprendo le testimonianze per definirle meglio, le forme e i colori con cui le trasformo sanno già dove andare a posizionarsi; un po’ come se a un certo punto della pioggia ogni singola goccia sapesse già dove cadere per dare vita a mari inviolati dei quali, in quanto tali, non esiste ancora alcuna mappa se non forse quella che li ha generati: #universus.

Partecipa anche tu alla creazione di un dipinto/mappa testimone dei luoghi raccontati dalla gente. Tutte le info le trovi cliccando qui.

#UNIVERSUS: un dipinto geografico nato dai vostri luoghi

CALL TO ACTION CONCLUSA IL 30 MARZO 2019!

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Oggi inizio un nuovo progetto artistico in cui, come sempre, avrò bisogno di voi. Questa volta vorrei creare un dipinto geografico, una mappa composta da testimonianze legate a dei luoghi.

Potrebbe ed esempio essere il racconto del vostro paese, o di una strada, di una bottega, o di un bosco, del un muretto su cui vi incontravate con gli amici, di un panorama visto da un determinato luogo, un parco giochi, un lungomare o una finestra, e poco importa se saranno ricordi o posti legati al presente.

Li trasporterò su tela man mano che mi giungeranno e vi aggiornerò, in modo che possiate decidere di raccontare un elemento secondo voi mancante, come se dopo tanti monti, colline e montagne vi venisse voglia di inserirci il mare, il vostro mare, raccontandomelo, oppure come se dopo tante case dell’infanzia, attuali, vicine o lontane sentiste la necessità di inserirci una piazza, la vostra piazza, quella che avete nel cuore.

Questo progetto durerà un mese e lo presenterò a un concorso assieme al materiale che mi invierete. Da parte mia pubblicherò giornalmente pensieri, scritti e progressi su Facebook, Instagram e LinkedIn, in modo che anche l’atto creativo possa diventare egli stesso un luogo, un cantiere in cui dar vita a un territorio composto dal vostro/nostro mondo interiore.

Per partecipare alla creazione della mappa è sufficiente inviare un messaggio vocale (scelta preferita, essendo il progetto basato sulla tradizione orale) via Whatsapp, per mail o su messenger, oppure potete pubblicare la testimonianza sui vostri profili o nelle vostre stories ricordandovi di taggarmi (altrimenti non vi vedo), oppure ancora sarà possibile farlo attraverso degli scritti inseriti come commenti, inviati come messaggi privati o per mail. 

La tela che vorrei realizzare sarà dim. cm 270x180; per riempirla mi servirà molta partecipazione, spirito di condivisione, un po’ di aiuto nella divulgazione ma, soprattutto, tanta voglia di dare vita a un territorio immaginario nato dall’incontro fra persone: un nuovo #universus, dove l’uno (uni) sarà rivolto (versus) us (noi).

Grazie per percorrere ancora una volta assieme un tratto di strada creativa.

Un caro saluto

Giada