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#UNIVERSUS: intervista rilasciata ad Altro Spazio d'Arte

Grazie ai ragazzi di Altro Spazio d'Arte per l’interesse dimostrato a #universus, il dipinto nato dalle testimonianze dei luoghi della gente a cui, ricordo, potete partecipare anche voi attraverso l'invio di un messaggio vocale.

Tutte le info nell'articolo che sì, si trova sulla piattaforma di Zuckerberg oppure cliccando qua ma insomma, vi perdereste quanto ho raccontato loro ;-).

#UNIVERSUS: cosa accade durante la nascita di un dipinto

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#universus è nato, sta crescendo, e se da una parte ogni giorno acquisisce una forma fisica più concreta, dall’altra sta nel contempo dando vita a una presenza più sottile, sospesa e inafferrabile.

I luoghi raccontati non hanno un posto definito sulla tela, non sono tasselli di ricordi che vanno a unirsi ad altri al confine ma sono sparsi ovunque, un po’ come se fossero gocce di pioggia scese sì dalla medesima nuvola (una singola storia) ma che una volta giunte al suolo (il dipinto) si incontrano con quelle provenienti da altre nubi creando fin da subito interessanti flussi, improvvise pozzanghere e laghi spontanei.

E così accade che mentre riporto il ritmo dei tornanti di una strada questi diventino la silhouette di una duna del deserto, la cui forma accoglie il tramonto dal cui calore si può sentire il vociare delle persone intente a star bene allo Stallazzo, posto sulle rive del fiume Adda le quali sostengono i salti di un ragazzo in Cile impegnato a rincorrere uccellini in un bosco di eucalipti, la cui direzione porterà in una Normandia conservata per anni nel ricordo della follia, liberata ora dalla saggezza della fatica dei passi di montagna, la stessa su cui si sale da 66 anni percorrendo una scala che porta al piano superiore di una mano, quella necessaria a un corpo per afferrare la vita desiderata, nutrita da quel fiume che essa stessa è, fra le cui anse ci si può tuffare anche d’inverno per dimenticare tutto e diventare viscere, viscere che piovono su uno stretto contenente l’abisso di una malattia, dal cui squarcio si intravvedono panchine divenute ora isole delle Hawaii, toccate dalla foglia di un albero romano che non c’è più, come sparito è il ciliegio che fu anche se esiste ancora, e così via…

Ogni volta che aggiungo le forme e i colori suggeriti da una storia questi vanno a confrontarsi con ciò che è già stato steso in precedenza, generando nuovi racconti e nuove possibili esperienze, le quali mi accompagnano divenendo bussola creativa. E così accade che quando riprendo le testimonianze per definirle meglio, le forme e i colori con cui le trasformo sanno già dove andare a posizionarsi; un po’ come se a un certo punto della pioggia ogni singola goccia sapesse già dove cadere per dare vita a mari inviolati dei quali, in quanto tali, non esiste ancora alcuna mappa se non forse quella che li ha generati: #universus.

Partecipa anche tu alla creazione di un dipinto/mappa testimone dei luoghi raccontati dalla gente. Tutte le info le trovi cliccando qui.

Dalle voci alla tela #workinprogress

Orami lo sapete, il mio progetto #ritrattinarrativi consiste nel sottoporre a persone che si sono spontaneamente offerte un’immagine, le quali mi inviano poi ciò che quest’ultima ha suscitato in loro. È che quando mandi un tuo dipinto e ascolti ciò che ti torna insomma, è tanta roba. Una testimonianza più intensa dell’altra; una trasmissione di vissuti che davvero mi impressiona. E così ho iniziato una tela per non perdere nulla di ciò che stanno evocando in me queste storie, mentre sullo sfondo scorrono voci, mentre sullo sfondo scorrono vite. Grazie!

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