#INTELLIGENZADELCUORE
Il progetto #INTELLIGENZADELCUORE è un manifesto di pace nato dalla volontà individuale di non portare nel mondo la cattiveria, la rabbia e il male che si possono provare.
Il progetto e il dipinto
Tra il 15 e il 25 marzo 2022, ho raccolto le testimonianze di chi ha scelto di guardare in faccia la propria ombra senza lasciarla esondare. Da queste venti voci è nato il dipinto (cm 105 x 75), opera simbolo dell’intelligenza del cuore citata da Chandra Candiani:
“Chi crede di essere buono è pericoloso. Occorre stare con la propria crudeltà, con l’indifferenza, sentendola, contemplandola e rinunciando ad agirla. […] Solo conoscere la propria capacità di nuocere e addestrarsi a non esercitarla può far accedere alla bontà fondamentale, o intelligenza del cuore”.
L'opera appartiene alla serie #trasmissionepittorica: un flusso costante dove l’arte non è un oggetto statico, ma si rigenera attraverso i vissuti delle persone. Alle ambasciatrici e agli ambasciatori di questo progetto va tutta la mia riconoscenza; mettersi a nudo su questi abissi è un atto di coraggio e altruismo immenso.
La definizione collettiva di Intelligenza del cuore ha partecipato come manifesto a un appello pubblico che invitava a elaborare le tensioni del presente, come risposta ai linguaggi di violenza e semplificazione che attraversano il nostro tempo.
La definizione collettiva e il manifesto
Dall'ascolto profondo di questi racconti è emersa anche una Definizione Collettiva di Intelligenza del Cuore. Non è una dicitura teorica, ma una pratica viva: la scelta lucida di sospendere l'azione nel momento critico, trasformando il "coltello immaginato" in un atto di bellezza o di silenzio fecondo.
Questo pensiero è diventato un Manifesto visivo e sonoro: un invito a riconoscere la nostra complessità per disarmare la catena della violenza. Sotto il manifesto, si trova un QR Code per ascoltare le voci originali di chi ha avuto il coraggio di condividersi, trasformando il proprio vissuto in arte tramandata. Il mix di voci generanti l’opera e la definizione collettiva, si può ascoltare qui:
Definizione collettiva:
L’intelligenza del cuore nasce dal riconoscimento che il male, la rabbia e la cattiveria non sono eccezioni, ma parti presenti in ogni essere umano in forma viscerale e istintiva, talvolta silenziosa. Non si fonda sull’idea di essere buoni, perché il credersi tali è fragile e pericoloso: basta una situazione limite perché quell’immagine crolli e riveli una forza interiore capace di nuocere. È la capacità di vedere emergere dentro di sé immagini, impulsi e desideri di violenza — anche estremi, anche inconfessabili — senza negarli né idealizzarli: il coltello immaginato, la vendetta pensata, l’annientamento desiderato restano nello spazio interiore e vengono riconosciuti come possibilità reali. In questo riconoscimento avviene una prima soglia: sapere che si potrebbe fare del male, e decidere di non farlo. L’intelligenza del cuore abita esattamente questo punto critico: il momento in cui l’impulso è chiaro, la forza è presente, l’azione sarebbe possibile, e tuttavia viene sospesa. Non per paura della punizione, ma per una scelta lucida, spesso faticosa, a volte dolorosa, che implica fermarsi, tornare indietro, tacere, spostarsi, respirare. Non esercitare non significa reprimere. Significa restare con ciò che c’è, ascoltarlo, lasciarlo attraversare senza trasformarlo in gesto distruttivo. La rabbia viene allora osservata, nominata, contenuta, talvolta trasformata in parola, distanza, ironia, fermezza, cura o energia vitale. L’intelligenza del cuore riconosce che il bene non è spontaneo né automatico, ma una pratica quotidiana che richiede attenzione, lavoro su di sé, e la capacità di non delegare all’altro — o al mondo — ciò che siamo chiamati a fare dentro. È una disciplina invisibile che protegge la propria energia, evita l’accumulo cieco, e impedisce che il dolore si trasformi in catena di violenza. Nel tempo, questa intelligenza sceglie la trasformazione invece della vendetta, la parola invece del colpo, la responsabilità invece dell’alibi. Sa che potremmo essere distruttivi o costruttivi, e che questa differenza non dipende da ciò che proviamo, ma da ciò che decidiamo di esercitare. L’intelligenza del cuore non elimina il male ma lo guarda, lo contiene e lo disarma, una scelta alla volta.
DETTAGLI DIPINTO
LE TESTIMONIANZE RICEVUTE:
Tutti i racconti sono giunti in formato audio, ma visto l’argomento delicato alcune persone hanno deciso di apparire in questa pagina solo in forma scritta. Il riferimento presente in alcune testimonianze a un atto di vandalismo è stato lo spunto per indagare sentimenti che spesso non ci permettiamo di provare, e non rappresenta un giudizio sull'atto in sé.
[Laura] “Quando penso al tema della cattiveria, oggi, penso a quanta cattiveria ho rivolto verso me stessa negli anni. Sono sempre stata molto attenta a non essere cattiva con gli altri, con il fuori, spesso indossando delle maschere di sorriso, di felicità, di spensieratezza, ma approfondendo, facendo spazio, facendo silenzio dentro di me ho cominciato a sentire una voce che emergeva… "[ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Anonimo] “La cattiveria è parte di noi in maniera viscerale. Per lo più, un episodio che mi è accaduto giusto sabato sera, ho notato una parte molto cattiva di me che non sapevo neanche esistere. Quindi è viscerale proprio nelle profondità abissali di noi stessi, mascherata alcune volte…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Rosa] “Penso che in tutti gli esseri viventi ci sia del buono e del cattivo. Forse il cattivo ci serve per legittima difesa, per difenderci, non lo so, o non lo so che raptus ci prendono in certi momenti della vita dopo aver sopportato tanto. Io ho avuto un matrimonio veramente terribile, bruttissimo, che non lo voglio neanche più ricordare…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Giovy] “Ho sempre pensato che la rabbia fosse un'emozione che non mi apparteneva, in realtà non è così. Credo che al mondo e dentro le persone esistano veramente tanti tipi di rabbia, e a volte fa anche bene riuscire ad incanalarla per far sì che diventi come l'acqua attraverso la condotta di una centrale idroelettrica…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Francesca] “Il male è il nero, il male è una bomba, il male è un colpo di fucile. Il male è triste, il male fa male. Il male ha un odore non ha un profumo. Il male ci colpisce dentro. Il male ci scuote. Il male ci costringe a reagire. Il male può trasformarsi in colori, ma lascia ferite e lascia segni importanti”. [ascolta la testimonianza nell’audio]
[Fulvia] “Ho sperimentato su di me quanto il credere di essere buoni nell'animo, e quindi forse più un volerlo, vada immediatamente per aria quando ti trovi in certe situazioni, e quindi l'averlo sperimentato mi ha aiutato a iniziare un percorso… “ [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Giovanni] “Io penso una cosa: come dimostrato da Duglas Delfino, il male è un po' in ognuno di noi. Ogni tanto qualcuno perde la testa, e forse in un'epoca di esasperazione, come quella che stiamo vivendo ma non solo per pandemia, guerra eccetera, anche più in generale per uno stress che abbiamo addosso, c'è chi ha bisogno di scaricare…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Stefania] “Devo confessare che questa è per me una testimonianza difficile, perché è una vita che mi impegno per essere brava: una brava bambina, una brava ragazza, una brava studentessa, una brava moglie, una brava mamma, una brava insegnante, una brava figlia, una brava amica, e nonostante possa esserci una certa predisposizione…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Rossella] “A me successe, nel lontano 2015, di avere un lutto di una persona che a me aveva distrutto la vita. Questo lutto feriva anche una persona di famiglia a me cara, a me non personalmente perché mi aveva veramente distrutta, ancora ne porto diciamo i segni nell'anima. Pensai di fare delle cattiverie quel giorno…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Cristina] Parto dal presupposto uno: la cattiveria, così come il senso del dolore, con il passare del tempo ho imparato che si affievolisce, confonde, dimentica. Resta solo la consapevolezza di sapere cosa voglia dire la parola. Puoi ricordare di aver odiato ma non riesci a provare realmente nuovo odio su un avvenimento passato, mentre il bene, lui sì che lo si continua a provare e rivivere per l'eternità. [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Anonimo] “Questo è un periodo difficile, un periodo molto difficile dove ha messo a dura prova la pazienza, i nervi di tutti noi. E ci sono delle persone che qualsiasi cosa gli possa accadere, soprattutto qualche cosa di negativo, qualcosa che li tocca profondamente, anche una semplice discussione cercano di risolverla subito…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Daniela] “La cosa che sopporto meno sono le situazioni in cui ti tocca vivere quella forma con l'altro di una sottigliezza, che è così sottile nella sua rottura, nel volerti rompere le scatole, nel volerti pungere, nel voler farti individuare dov'è la tua irregolarità pur dicendo che non è un problema…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Anonima] “Devo essere sincera: io non mi sento buona e non mi sento neanche cattiva. È difficile che possa provare un bisogno di fare del male, penso proprio di non essere capace. Diciamo che la cosa che ho, come quasi tutte le persone, la capacità di provare la rabbia, per cose soprattutto etiche, come quando ci si accanisce contro gli animali…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Luca] “Più che ricordare quella volta che non hai esercitato la rabbia, è difficile anche solo concedersi di farlo, il che significa ammettere che tu alla rabbia cedi. Che io alla rabbia cedo. E questo sembra quasi un ammettere delle sconfitte, ma la rabbia qualche volta aiuta, come la paura, come la tristezza…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Laura] “Ogni mattina in Africa una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone. Ma ogni mattina a Stabio la Laura si alza e sa che entro fine giornata avrà mandato qualcuno a fanculo. È così da sempre, da quando sono piccola. Tutto credo abbia avuto inizio quando ero piccolina, ero in giro con mia mamma e mia sorella… " [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Frankie] La cattiveria non realizzata di Frankie è nata nell’istante che l’ha realizzata, in perfetto freestyle. [Ascolta i suoi versi nel file audio].
[Guya] “Io di solito non sono una persona tra virgolette cattiva o che mi piace comunque esprimere la mia cattiveria; son sempre dalla parte delle cose buone e delle cose positive, però giustamente anche io ogni tanto mi arrabbio. E quando mi arrabbio ho due modi da buon scorpione da buttar fuori…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Licia] “Il primo pensiero che ho visto quando ho visto i manifesti imbrattati, è stata l'oscurità che vivono questi ragazzi, e quindi ho pensato "poveretti", con quello che stanno vivendo, che si trovano di fronte, mancanza di spazi loro, di adulti che credono ancora nel bel futuro, nelle belle cose…” [ascolta l’intera testimonianza nell’audio]
[Anonima] “È difficile. C'è stato un momento nella mia vita molto difficile, in cui tutta la rabbia che provavo l'ho fatta uscire attraverso l'immaginazione, per fortuna. Un pensiero, una visione molto cruda e c'ero io che faceva del male a questa persona ma proprio fisicamente, e la cosa che mi ha sconvolto è che non sentivo niente, lo facevo con un gelo... che per fortuna non ho mai provato, però nella mia immaginazione era proprio una roba, boh, gelida e niente, mi sono spaventata di me però ho ringraziato questa persona perché mi ha fatto vedere quella parte di me che c'è, e basta”.
[Anonimo] “Alle elementari avevo un maestro che ci picchiava tutti i giorni; una volta erano così i maestri, erano maneschi e io ho sempre sognato di fargliela pagare. Ci sono riuscito parzialmente una volta quando gli ho chiesto "perché mi picchiavi da piccolo?". Lui è diventato di tutti i colori, si è scusato e ha detto "ero immaturo da giovane". Ma ci infliggeva di quelle umiliazioni, ci faceva piangere davanti a tutta la classe, era uno schifoso. Poi tanti anni fa, mentre stavo facendo una cura che mi sballava un po', tutta questa rabbia mi è tornata fuori. Ho preso l’auto e sono andato a scuola perché volevo buttargli per aria l'ufficio. Sono stato salvato dal fatto che in quel momento lui non c'era, ma ti assicuro che ribollivo di rabbia talmente tanto che gli avrei spaccato la faccia”.
