Il giardino segreto degli istanti

Sono dell’idea che gli istanti che si riescono a cogliere nella quotidianità o nelle interazioni con l’ambiente circostante, possano creare un profondo senso di appartenenza e comunità anche quando non vengono condivisi. È come avere un giardino segreto tutto per sé.

Io ho cominciato a sentire di appartenere a qualcosa di più grande quando ho compreso che il mio giardino, anche se privato, era composto dagli stessi elementi che componevano la natura là fuori, accessibile a tutti e non solo a me. Il mio giardino, quindi, era parte di un tutto più vasto “malgrado” fosse segreto. Ho così imparato (a mie spese) che fra privato e isolato c’è un’enorme differenza (e che fatica passare dall’una all’altra modalità…). 

Il senso di collettività, invece, secondo me può emergere dalla diversità e molteplicità di fiori e piante che si riescono a coltivare nel proprio giardino. Ogni pianta rappresenta un’esperienza diversa, e benché magari alcune non ci piacciano particolarmente, insieme formano un ecosistema ricco e variegato. Questa diversità non solo è in grado di riflettere la complessità della propria storia personale, ma si intreccia anche con le storie e le esperienze altrui. 

Ogni giardino segreto infatti, è sì unico ma nel contempo è anche parte di una rete più ampia di giardini segreti. Ognuno ha le sue peculiarità ma, soprattutto, sono tutti custodi sia di una propria sia di una collettiva comunità. E che bello appartenere alla comunità dei giardini segreti! È un po’ come riconoscere senza però conoscere la parte nascosta di ognuno. È un sentirsi uniti a prescindere, nel segreto.

Ecco perché credo molto nella raccolta e coltivazione degli istanti: perché sanno generare e alimentare un sentimento di appartenenza e collettività che, pur partendo dall'individuo, è in grado di abbracciare un’esperienza più ampia e condivisa; oltre le mura di tutti i giardini, anche quelli più segreti.

Lieti momenti

Giada

Vademecum degli istanti: elenchi di realtà

Come già avevo accennato, ho iniziato a cogliere momenti di estrema realtà nella quotidianità quando ho iniziato a elencare ciò che vedevo. È stato l’unico modo che in quel momento ho trovato per uscire da pensieri costanti e musichette varie (una volta ho avuto una canzone in testa per più di 4 mesi; anche di notte, quando mi svegliavo, la trovavo lì con il suo incessante jingle).

Quando mi sono ritrovata poi fra le mani numerosi istanti, ho naturalmente iniziato a farne dei bouquet. Li scrivevo su dei quadernetti che tenevo sempre con me, i quali sono divenuti dei preziosi custodi di realtà. Tra l’altro: ho appena scoperto che vademecum significa proprio “vieni con me”, non è un’espressione bellissima con cui chiamare il luogo in cui raccogliere gli istanti che hanno deciso di restare con noi?

Quindi, dicevo, riuscire a descrivere ciò che vedevo in modo oggettivo, senza giudizi personali o valutazioni emotive, mi ha aiutato a spostare l’attenzione dal flusso di pensieri interiori al mondo là fuori, quello che insomma non percepivo più così bene.

Ho in seguito ritrovato lo stesso modo di rivolgersi al mondo nei diari di Franz Kafka: “Gandria: una casa infilata dopo l’altra, logge con panni colorati, niente vedute a volo d’uccello, vie e non vie”. O ancora “Un gruppo che passa. L’uomo, la mucca, la donna che parla. Turbante nero, veste sciolta. Cuore palpitante delle lucertole”.

Io credo che questo modo di rivolgersi al mondo permetta di cogliere la realtà così com’è: senza filtri, preconcetti, desideri e volontà. La chiamano anche Osservazione pura ma allora, quando ho semplicemente iniziato a farlo, non lo sapevo. Nel mio caso si è rivelato un modo per riuscire a relazionarmi in modo più profondo e limpido, e cioè meno condizionato, con la realtà. Ma, soprattutto, questo “cogliere” è divenuta la linfa primaria con cui nutrire un senso di appartenenza e di comunanza alla vita (personale, altrui e con l’altrove) che fino a quel momento non conoscevo.

Grazie per aver sfogliato con me questo #vademecumdegliistanti.
Lieti momenti

Giada

Dagli istanti una visione onnicomprensiva del mondo

Sono dell'idea che il senso di appartenenza e di comunanza al mondo, oggi un po’ sbiadito a causa di una disconnessione generale con l’ambiente, possa risiedere anche in una visione collettiva della realtà. 

Ogni istante che viene colto è il risultato della relazione che in quel momento, quella persona, è riuscita a intrattenere con l’attorno. Accade quando ci si guarda e ci si vede: si appare davvero l’uno all’altra. La persona e la realtà fra loro, intendo. 

E più quel riuscire a vedersi sarà collettivo, più il contesto di cui sentirsi parte potrà diventare ampio, sentito e comune. Con comune non intendo però una media del tutto, ma comprensiva di ogni singola visione. 

È nella somma infatti in cui è possibile trovare il proprio posto. Perché la somma è un luogo. Questo è il motivo per cui a volte vi pongo delle domande: semplicemente per cercare di costruire quello spazio lì. 

E se consideriamo che una visione onnicomprensiva appartiene necessariamente a tutti in quanto da tutti è composta, sarà poi più facile per ognuno di noi sentire di farne parte, dando vita alla comunanza.

Ecco, questa è una delle intenzioni che desidero realizzare con il mio progetto sugli istanti. Grazie se vorrai farne parte, partecipando o anche solo osservando 😊🙏

Lieti momenti

Giada