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I luoghi in cui leggere Chiodi di Agota Kristof

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Non so se sia giusto leggere Chiodi di Agota Kristof dal parrucchiere, al bar e in un centro commerciale, ma stavolta è andata così: è accaduto, come cadono i suoi versi prima di ritrovarteli fisicamente accanto, sorti dall’interpretare. Già, perché le parole di Agota prendono forma attorno a te, ovunque tu sia.

Sono volumi reali che divengono luoghi prima di sciogliersi in aghi, in aghi che appuntano paesaggi su panorami immobili di cui se ne cogliere l’essenza come una folata di vento fa con un nugolo di foglie secche. E così fra molteplici chiacchiere di persone intente a raccontare altro ci si può ritrovare a sferzare stanze, accarezzare deserti, spazzare riflessi e attraversare marciapiedi, per morire infine fra corpi e addii.

Forse non esiste un luogo idoneo dove leggere Agota Kristof in quanto lo è lei stessa, quel luogo; un territorio che dell’attraversare ne sente l’incertezza e le possibilità, che dello scoprire ne morde gli odori e ne spoglia la passione, che dell’abbandonare ne possiede la sofferenza e la libertà ma che, soprattutto, del vivere trasuda quell’intensità che nulla esclude e che tutto riconosce. 

Chiodi, poesie di Agota Kristof, edizioni Casagrande, ISBN 978-88-77-13-791-3

Saleh Addonia, Lei è un altro paese

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Questo non è un libro; sono parole. 

Parole. 

Appaiono una per volta, lente, affinché se ne possa cogliere l’intero significato e tracciarne il contorno. Un contorno che resta inciso nell’aria tagliando ciò su cui appare, su cui appoggia o decidiamo di appoggiarlo, che sia nuvola, se stessi, una mano, un sopracciglio o un membro. 

E a pensarci bene non sono neppure parole ma lettere, lettere pesanti e solide che piombano al suolo creando ciò che non ha intenzione di schiacciare ma di unire; una passerella di elementi in grado di avvicinare coloro che lo vorranno intraprendere, cogliere ma, soprattutto, accogliere.

Consigliatissimo!

Lei è un altro paese di Saleh Addonia, Edizioni Casagrande, numero ISBN 978-88-7713-793-7

Di Patti Smith e l'Hahnensee

Questa mattina volevo scrivere del libro appena terminato di Patti Smith, Just Kids, ma dovevo ancora portare fuori il cane. Così ho pensato di andare al concorso ippico a vedere cavalli, eleganza, potenza e sangue e tornare subito a casa, ma alla fine al concorso non ci sono mai arrivata, malgrado Horses sia stato il suo primo album. Tutto perché ho deciso di andare in su anche se decidere è già troppo, direi piuttosto che è accaduto; ho cambiato strada, mollato il cane e via, a seguire la nebbia immersa nell’odore di pioggia. 

Il ritmo era quello al limite dell’apnea, il mio modo per creare materiale da buttare nella fornace, perché quando si apre la bocca del fuoco si possono fare solo due cose: nutrire o chiudere, e così ho nutrito. Solitamente lo faccio accettando pensieri, riducendoli in frammenti pronti ad alimentare quella cosa lì che poi almeno per fortuna un po’ si attenua. Un po’; a volte. 

E mentre camminavo mi capitava di cogliere nuove immagini da smembrare e utilizzare: osservare per cogliere, nutrire per assecondare. Non occorre fare altro, è un meccanismo che va avanti da sé, se lo si ammette. E insomma, con questo volevo dire che non era Coney Island ma l’Hahnensee, non indossavo un impermeabile verde Kelly di seta gommata ma una giacca Mammut, non era New York degli anni ’70-’80 ma l’Engadina di oggi, ma il senso di quel bruciare credo di averlo compreso: occorre vivere per viverlo, camminando, soli, nell'incertezza della meta, avendo fede nel percorso... tutto lì... è l'arte.

P.S.1: che poi mi sa che alla fine la recensione un pochino l'ho fatta...

P.S.2: il video è stato girato all'Hahnensee in Engadina, il testo è Just Kids di Patti Smith, la voce la mia, il cane Artù.