bellezza

La Via Lattea 15: una costellazione fatta di perle da indossare

Esperienza di bellezza - Ci sono istanti talmente densi di bellezza che si possono infilare come perle ad un collier di meraviglia, prezioso costruito tramite la sua celebrazione durante la notte di sabato scorso.

Sto parlando dell’evento organizzato dal Teatro del Tempo - La Via Lattea, un percorso iniziato alle 23 e terminato alle ore 7 del giorno seguente suddiviso in otto tappe musicali, canore, parlate ma, soprattutto, intense.

Uno dei più grandi poteri insiti nella bellezza è quello di unire, perché per poterla percepire occorre in primis rendersi presenti, essere lì, ricettivi e pronti ad accogliere per cogliere. Questo stato aiuta a superare l’apparenza della realtà per entrare nella dimensione del sentire, della con-partecipazione, di quella sensazione in cui ci si sente in unione con quanto sta avvenendo. Poter attingere a questo rivelarsi dell’esistenza è ciò che può accompagnare verso la via della verità: in pratica è un dono immenso.

E nella notte divenuta immortale:
c’era la luna piena, il vento che delimitava spazi invisibili, il freddo.
Il cammino lungo il bosco, le torce fra gli alberi e alcuni fari laggiù, sull’autostrada.
Qualche chiacchiera, molti passi e nelle orecchie un susseguirsi di note miste a pensieri.
Attraversare paesi dormienti, qualche finestra illuminata, le mani in tasca.
Parole appoggiate come pietre per attraversare fiumi silenziosi nel loro scandire.
Onde. L’eco di canti nati altrove consegnati a noi viandanti.
La schiena appoggiata a colonne scolpite, sulla testa un cielo ornato d'angeli.
Salire gradini, varcare e farsi traghettare da un coro, da un loro.
La stanchezza, l’ora blu, il lago increspato dal vibrare del mattino nascente.
L’umidità sulla pelle, l’abbandono dell’anima, nel cuore ogni accadere:
l’imperitura alba è qui.

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Grazie ai fautori di tutto ciò, agli artisti presenti, al coro Goccia di voci e, naturalmente, a tutti coloro con cui ho potuto condividere questa straordinaria testimonianza ed esperienza di verità essenziale..

Ludovico Einaudi al Lej da Staz: ognuno uno

Esperienza di bellezza - Prendi un pianoforte, un violino e un violoncello, aggiungici come sfondo le montagne, appoggia il tutto su un lago, cospargi l’attorno di pinete, irrora di luce al tramonto, versaci in mezzo un sacco di persone ed ecco: la bellezza è servita.

Se poi questo impasto lo si dà in mano a chi la bellezza non solo la sa creare ma sa anche dove andare a scovarla e alimentare be’, diventa qualche cosa di assoluto. Ieri nell’ambito del Festival da Jazz si è tenuto al Lej da Staz un concerto di Ludovico Einaudi. Ha suonato due ore consecutive, il tempo necessario affinché potesse accadere ciò che è stato, e per ciò che è stato intendo la gente: le persone; noi. 

Ognuno seduto accanto al proprio mondo, assorto anch’esso nell’ascolto.
Ognuno consapevole del silenzio che ha iniziato a regnare, non solo attorno.
Ognuno gentile nella presenza, e grato nel ricevere.
Ognuno inserito in un rigo musicale ampio, come la somma dei respiri consumati.
Ognuno sospeso su un momento che stava nascendo, dalla fine del giorno.
Ognuno responsabile di tramutare ciò che stava aleggiando nell’atmosfera, in eternità.
Ognuno parte di uno spazio reale, dove gli elementi hanno invaso le distanze.
Ognuno padrone della direzione intrapresa, sospinto da un nobile vento.
Ognuno cosciente di partecipare attraverso la presenza, a un atto di estrema bellezza.
Divenendo tale. 
Bello.
Ognuno.
In ciascuno.
Uno.